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Un buon selvaggio alla corte di Torino

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02.09.2026

Le telecamere della sicurezza di un minimarket immortalano un cittadino extracomunitario che commette abusi sessuali: violenza nei riguardi di una ragazza di tredici anni e palpeggiamento nei confronti di una donna quarantenne. Il presunto “violentatore” (ricordiamoci che non è stato ancora processato) è stato posto in regime di semilibertà, con semplice “obbligo di firma” in caserma o commissariato. L’episodio ha spaccato l’opinione pubblica tra chi ne chiede la detenzione, adducendo che “un italiano starebbe in galera”, e chi ci ricorda come nella cultura di molti paesi questi atteggiamenti fanno parte del rito atavico di dimostrare alla comunità di essere uomini. Quindi la magistratura viene chiamata a districarsi tra il reato e la cultura di chi lo ha commesso? Nel dubbio il guardasigilli manda gli ispettori al tribunale di Torino.

Sono accadimenti che mi fanno tornare ragazzo: passavo ore a discorrere con mio nonno materno, entrato in carriera giudiziaria quando l’Italia non era una repubblica democratica. I miei nonni materni mi hanno cresciuto in piena libertà: da bambino a fine anni ‘60 non avevo avuto limiti nei film in tivù come nelle prime letture. Un giorno chiedevo lumi all’uomo di........

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