La guerra arriva alle pompe di benzina russe
Per anni il Cremlino ha costruito la propria narrazione su una menzogna fondamentale: la guerra sarebbe stata lontana, controllata, quasi invisibile per il cittadino russo comune. Una “operazione speciale” da seguire in televisione, tra comunicati trionfali, mappe manipolate e talk show in cui la sofferenza degli ucraini veniva trasformata in materiale propagandistico. Ma le guerre, soprattutto quelle coloniali e di aggressione, hanno una caratteristica che Mosca conosce bene e finge di ignorare: prima o poi tornano indietro. Non necessariamente con la stessa intensità subita dalle vittime, non nello stesso modo, non con lo stesso carico di distruzione. Ma tornano. E oggi, nel sud della Russia, quella guerra comincia a presentarsi in una forma prosaica e rivelatrice: le code ai distributori di benzina. A Krasnodar, Anapa, Novorossiysk e lungo le principali arterie del Kuban si moltiplicano le file davanti alle stazioni di servizio. In alcune zone il carburante manca, in altre viene venduto con limitazioni: cinquanta litri, cento litri, non di più. Abbastanza per certificare che qualcosa si è rotto, anche se le autorità continuano a negare la parola più scomoda: crisi. Il riflesso del potere russo è sempre lo stesso. Quando il problema emerge, non lo si ammette.
Lo si spiega con il panico, con “l’agitazione artificiale”, con la speculazione, con la cattiva gestione locale, con la colpa di qualcun altro. In questo caso, con gli automobilisti arrivati dalla Crimea occupata, dove la situazione sarebbe talmente complicata da spingere molti a cercare carburante oltre lo stretto. È una scena quasi simbolica. La Crimea, presentata per dodici anni come il trofeo imperiale di Vladimir Putin, torna ad essere ciò che è sempre stata dal punto di vista strategico: un territorio occupato, militarizzato, dipendente da linee di rifornimento vulnerabili. Mosca l’ha trasformata in una piattaforma militare contro l’Ucraina, in una retrovia logistica della guerra, in una base da cui minacciare il Mar Nero. Ora quella stessa militarizzazione produce effetti anche sulla vita quotidiana di chi vive sotto il controllo russo. Le tessere per fare benzina, le file chilometriche, i........
