Il gas di Putin
Nella prima metà del 2026, l’Unione europea ha acquistato dalla Russia una quantità di gas naturale liquefatto mai raggiunta in precedenza. Quasi l’intera produzione di Yamal Lng, il più importante impianto russo del settore, è stata assorbita dai mercati europei proprio mentre Bruxelles si prepara a vietarne l’importazione. Un record che mette in luce, ancora una volta, la distanza tra le dichiarazioni politiche dell’Europa e la realtà dei suoi rapporti energetici con Mosca. Secondo i dati della società di analisi Kpler, nei primi sei mesi dell’anno gli Stati membri hanno importato 9,89 milioni di tonnellate di Gnl proveniente dall’impianto siberiano controllato da Novatek. Si tratta del valore più elevato mai registrato e di un aumento del 18 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato è particolarmente significativo perché arriva mentre la guerra contro l’Ucraina è entrata nel suo quinto anno. Le città ucraine continuano a essere colpite da missili e droni, le infrastrutture energetiche vengono sistematicamente prese di mira e l’Unione europea ribadisce in ogni sede il proprio sostegno a Kyiv. Nello stesso tempo, però, miliardi di euro continuano a fluire verso uno dei settori strategici dell’economia russa.
Secondo le stime dell’organizzazione non governativa tedesca Urgewald, l’Europa potrebbe aver speso fino a sei miliardi di euro per acquistare il gas prodotto a Yamal nella prima metà del 2026. Una cifra che non rappresenta soltanto il costo di una fornitura energetica, ma anche un contributo indiretto alla capacità della Russia di sostenere una guerra lunga e sempre più costosa. I principali acquirenti europei sono stati Francia, Belgio e Spagna. Parigi avrebbe importato circa 3,6 milioni di tonnellate, Bruxelles 2,9 milioni e Madrid 2,7 milioni. Tre Paesi dell’Unione europea che, da soli, hanno assorbito........
