Affari personali, affari di Stato: Trump e la Costituzione americana
Il lezzo di baratteria che sale dall’edificio più importante di Washington provoca nausea in America e nel mondo, soprattutto negli amici e ammiratori degli Stati Uniti e nei sinceri sostenitori dell’Ucraina, pretestuosamente aggredita, devastata, martoriata dal criminale invasore. La Casa Bianca, remissiva verso l’uomo del Cremlino accolto in amicizia con spropositati riguardi e concessioni sul tappeto rosso, sovverte due secoli di etica politica rispettosa della giustizia e del diritto. L’America, la nazione della democrazia, aggiogata all’avidità della presidenza e acquiescente verso l’autocrazia moscovita, sembra aver fatto degli affari una dottrina strategica. Da un grande giornalista americano fu detto che “nella società libera il Governo non fa affari ma amministra la giustizia tra uomini che fanno affari”. La separazione, meglio: la non interferenza del potere pubblico nelle attività imprenditoriali è un caposaldo della libertà individuale oltre che di un’economia florida. Anche spiacevolmente personalistica nei modi d’intervento e sfacciatamente interessata nei mezzi di appropriazione, l’ingerenza in molte branche dell’economia americana, specialmente le più lucrose, ha posto il presidente e l’Amministrazione al centro di una trama di relazioni, interne e internazionali, palesi e occulte, incompatibili con gl’ideali e le prescrizioni della Costituzione americana secondo gl’intenti dei Padri Fondatori e gli sviluppi pratici della “Costituzione vivente” (living Constitution) nel corso degli anni.
Sembra evidente e documentata, dai provvedimenti adottati, dalle evidenze........
