Il “Salvator Mundi” di Antonello
Un’icona del potere fino a Donald Trump
Un dipinto misterioso conservato a Londra nella National Gallery, ma che non conosciamo stranamente con la stessa grande fama della Annunziata di Palermo. È il ritratto di un Cristo frontale a mezzo busto immerso in una atmosfera mista tra arcano e oscurità. Non è possibile dire vedendolo così come ci è ritratto se è seduto o in piedi, se è intronato o inginocchiato. Questo però, è il Salvator Mundi di Antonello da Messina.
La sua età è di oltre cinque secoli fa, precisamente tra il 1465 e il 1475, quando in Italia stava scendendo dalle Fiandre un nuovo gusto estetico per il sacro più umanizzato, e meno schematico, attraverso la corrente della pittura fiamminga che aveva già rimodellato nel nord Europa l’immagine di Cristo.
Da un Cristo di derivazione greco-bizantina, dal viso più austero e severo, a cui erano abituati i fedeli della Chiesa cattolica in Italia, ora sopraggiungeva un nuovo modello, una nuova immagine sacra, meno rigida e osservante i canoni estetici della tradizione ma che provocava un profondo e assai sconvolgente senso di pietà e penitenza, di passione e dolore, nelle persone e nelle famiglie.
Antonello da Messina non era rimasto illeso da queste scosse mosse nell’Arte italiana, specialmente quella meridionale, dalla pittura fiamminga. Non perché l’artista messinese non riuscì a opporsi, ma perché non poté resistere dal comprenderla. Fu infatti attraverso l’avvento delle prime opere fiamminghe in Sicilia e nella Napoli aragonese che Antonello assorbì dentro di sé la facoltà di commuovere e di rapire proprie delle sue opere d’arte.
Eppure, nonostante ciò, il Salvator Mundi è l’opera che sembra meno fiamminga in tutta la sua produzione........
