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La Corte del d(i)ritto: immigrato mio

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05.06.2026

A volte viene da pensarlo: ma le Corti internazionali sono create per fare giustizia o a premiare il dritto, più che il diritto? In particolare, la Corte europea per i diritti dell’uomo (Cedu) sembra fatta apposta per impedire a qualunque costo il rimpatrio forzato degli immigrati che hanno commesso reati penali (anche molto gravi) in uno dei 46 Paesi membri. In merito, appena un anno fa era stata presentata al presidente della Corte una lettera di protesta a firma congiunta di Giorgia Meloni e della danese Mette Frederiksen, alla quale avevano aderito altri sette Paesi dell’Ue, in cui si denunciava l’eccessivo ampliamento delle prerogative della giurisdizione di Strasburgo in materia di immigrazione. In occasione della recente riunione del 15 maggio a Chișinău in Moldavia, i 46 Stati membri hanno trovato una soluzione di compromesso a un problema comune, come quello del rimpatrio forzoso degli immigrati pericolosi. Sull’argomento, lo stesso ex commissario europeo Michel Barnier aveva preso duramente posizione nel 2021, reclamando il ritorno ai Paesi membri della sovranità giuridica in materia di immigrazione. La lettera italo-danese contestava l’interpretazione iper-restrittiva della Corte di Strasburgo (che impediva ai Paesi aderenti di espellere i criminali stranieri) in merito all’applicazione degli articoli 3 e 8 della Convenzione per la prevenzione di trattamenti degradanti e della tortura, nonché del rispetto della vita privata e familiare del soggetto candidato all’espulsione. In pratica, per mille e uno motivi, a causa della giurisprudenza e delle sentenze di condanna da parte della Corte, risultava impossibile per il Paese attore espellere il migrante perché lo Stato di cui era cittadino (o un altro disposto ad accoglierlo)........

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