Giallo di Persia: la Cina senza Iran
Insomma, è proprio il caso di parlare di Giallo di Persia, sia per gli scenari legati alla stabilità interna del regime teocratico iraniano, a seguito della recente Tienanmen persiana; sia per la sorte che verrà riservata alla quasi alleanza economico-strategica tra Iran e Cina. Anche se, per dire la verità, questa entente cordiale tra i due Paesi non si è mai tradotta finora in un vero Trattato di mutua assistenza, avendo preferito Pechino restare sull’approccio transazionale così tanto caro a Donald Trump, del tipo: “Tu dai due cose a me e io, forse, ne darò una a te”, visto che il 12 per cento dell’import totale di petrolio di Pechino viene dall’Iran. Dati alla mano, la bilancia commerciale tra i due Paesi è nettamente a favore della Cina, ovvero 9 miliardi di dollari (che rappresenta una minima percentuale rispetto ai seimila miliardi dell’export cinese verso il resto del mondo), contro 4,4 miliardi prevalentemente di materie prime iraniane (compresi minerali di ferro, rame e prodotti chimici). Rispetto ai recenti disordini, fonti di intelligence occidentali sostengono che, al fine di garantire il blackout di Internet deciso dal regime, a seguito delle proteste di massa, la Cina abbia fornito a Teheran alcune tecnologie militari avanzate, per impedire a utenti privati iraniani di accedere alla rete Starlink di Elon Musk. Basta il petrolio e l’embargo occidentale nei confronti dell’Iran a spiegare questo dato un po’ nebuloso della geopolitica, per cui Cina, Russia e Iran fanno parte integrante (e, per certi versi, ne costituiscono il motore) dei Brics e del Global South?
In realtà la domanda vera è poter stabilire fino a che punto questa comunione di sensi geopolitica si tradurrebbe in un reale sostegno militare da parte di Cina e Russia, nel caso di un nuovo attacco aereo e missilistico........
