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“Lungo viaggio verso la notte”: il teatro e i suoi fantasmi

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11.02.2026

Perdita del teatro e Teatro della perdita. Questo chiasmo (figura retorica) rappresenta una perfetta sintesi del dramma di Eugene O’Neill Lungo viaggio verso la notte, in scena al Teatro Argentina fino al 15 febbraio, per la regia e l’interpretazione di Gabriele Lavia (James Tyrone). Anche in questo caso, si tratta di un esperimento di teatro che parla di sé stesso, ovvero, messo in forma logica, di un “teatro di complessità due”. E lo stesso valore di complessità riguarda i due principali protagonisti del dramma. Lui, il marito tiranno e padre-padrone, James, nostalgico della perdita del (suo amato) teatro, in quanto in passato attore di grande esperienza appassionato di William Shakespeare, ma più simile come personaggio all’Avaro di Molière che a Re Lear. Lui, Tyrone, che a suo dire rifiutò la fama per sua scelta, avendo preferito i soldi alla commedia, per divenire grande proprietario terriero in quanto ossessionato dal timore di rimanere povero e di essere perciò destinato, da anziano, a finire in un fetido ospizio pubblico. Lei, la moglie Mary (Federica di Martino, perfetta nel ruolo) che nel teatro ha trovato la perdita della sua passata felicità, quando rinunciò al velo di suora per quello più prosaico di sposa, essendosi perdutamente innamorata dell’affascinante, irresistibile attor giovane James, più anziano di lei. Ed è a partire da quel matrimonio e dal conseguente girovagare in alberghi di terza categoria, con cibo scandente e letti........

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