Venticinque anni nell’ombra delle Torri
Come l’11 settembre ha riscritto le regole del mondo
Il 11 settembre 2001 non si è limitato a ferire il cuore degli Stati Uniti; ha spezzato bruscamente l’illusione ottica degli anni Novanta, quel breve intermezzo storico in cui l’Occidente credeva di aver inaugurato un’era di globalizzazione pacifica e irreversibile. Crollando, le Torri Gemelle hanno sepolto i vecchi manuali di geopolitica. A venticinque anni di distanza, quel trauma non è più soltanto una ferita della memoria, ma la matrice originaria che ha rimodellato i canali della diplomazia, i concetti di sovranità e le architetture delle relazioni internazionali. Il quarto di secolo che ci separa da quella mattina ci consegna un pianeta radicalmente diverso: più guardingo, frammentato e strutturato attorno alla gestione della paura.
Ecco come le relazioni tra gli Stati sono cambiate nel profondo, attraverso cinque direttrici fondamentali.
IL TRAMONTO DELLA DIPLOMAZIA STATOCENTRICA E L’ALBA DELLE MINACCE ASIMMETRICHE
Per secoli, la diplomazia internazionale è stata un gioco regolato tra attori geometricamente definiti: gli Stati sovrani. Ci si confrontava tra ministeri degli Esteri, si firmavano trattati tra governi e si dichiaravano guerre tra eserciti regolari. L’11 settembre ha proiettato l’umanità nell’era della guerra asimmetrica, dove il nemico principale non ha una capitale da bombardare, non siede all’Onu e si muove come un network fluido e transnazionale.
I corpi diplomatici hanno dovuto reinventare i propri codici. La priorità non è stata più solo negoziare con i propri omologhi, ma fare pressione sugli “Stati canaglia” (rogue states) o sulle aree di vuoto di potere (come lo Yemen o la Somalia) per impedire che diventassero santuari del........
