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La tolleranza asimmetrica nel Regno Unito e nelle democrazie occidentali

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16.03.2026

Un piccolo ristorante di quartiere a Londra difficilmente dovrebbe diventare un caso politico nazionale. Eppure la vicenda di Harman Singh Kapoor, ristoratore sikh che, per ragioni religiose, ha scelto di non servire carne halal, ha assunto nel giro di pochi giorni il valore di un simbolo. Non perché sia la prima controversia legata alle pratiche alimentari religiose, ma perché sembra condensare molte delle tensioni ideologiche che attraversano oggi il Regno Unito: libertà economica, identità culturale, pressione comunitaria e ruolo dello Stato. Kapoor gestiva da anni il ristorante Rangrez a Londra. Come molti sikh osservanti, aveva deciso di servire esclusivamente carne jhatka, macellata secondo il rito tradizionale della sua religione, e di non proporre carne halal. Non si trattava di un gesto polemico verso l’Islam, ma di una scelta coerente con una tradizione religiosa distinta. Per anni la cosa non aveva creato grandi problemi. Negli ultimi tempi però la decisione di esporre un cartello in cui si dichiarava “proudly non-halal” ha provocato proteste, campagne di boicottaggio e, secondo le sue stesse denunce, anche minacce e aggressioni.

La situazione è precipitata quando Kapoor ha pubblicato sui social alcuni video in cui mostrava un kirpan, il pugnale rituale che i sikh portano come simbolo religioso. Nei video affermava di voler difendere la propria famiglia e il proprio locale. La polizia ha interpretato quelle immagini come una possibile minaccia e lo ha arrestato. Il ristorante, aperto da sedici anni, ha chiuso. A prima vista, il caso sembra riguardare soltanto l’ordine pubblico. Ma per molti osservatori la questione è più ampia. Se un ristoratore può essere sottoposto a una pressione sociale così forte da essere costretto a chiudere la propria attività per una scelta alimentare coerente con la propria religione,........

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