I giovani e il demone della purezza politica
C’è qualcosa di profondamente tragico e insieme magnifico nel rapporto tra la giovinezza e la politica. I giovani non si limitano quasi mai a chiedere una semplice amministrazione dell’esistente. Non cercano solo efficienza e diffuso benessere, e nemmeno soltanto una maggiore libertà e una maggiore giustizia. Cercano ancora di più intensità, autenticità, radicalità e soluzioni globali e assolute, per alcuni versi palingenetiche. Cercano in pratica una verità capace di incendiare la vita. Ed è proprio qui che nasce quello che potremmo chiamare il demone della purezza politica.
Ogni epoca ha avuto i suoi giovani e ogni generazione ha creduto, almeno in parte, di essere chiamata a correggere le colpe del mondo precedente. Ma ciò che colpisce, osservando la storia dalla Rivoluzione francese fino ai nostri giorni, è la sorprendente continuità psicologica di alcuni meccanismi. Cambiano le bandiere, mutano i simboli, si rovesciano le ideologie, ma resta quasi identico il bisogno di purezza morale, di appartenenza assoluta, di identificazione con una causa totale.
Gli studi contemporanei di psicologia politica e sociologia delle generazioni mostrano chiaramente che i giovani cercano nella politica molto più di un programma elettorale. Cercano identità, riconoscimento, senso, comunità. Cercano figure capaci di incarnare una promessa di autenticità. Il leader politico che affascina i giovani raramente è il più prudente o il più competente dal punto di vista tecnico. È invece colui che appare non compromesso, disposto a rischiare, capace di dividere il mondo in termini netti: giusto e ingiusto, oppressi e oppressori, verità e menzogna, purezza e corruzione.
La moderazione, infatti, seduce poco la giovinezza. La moderazione implica compromesso, gradualità, complessità storica, riconoscimento dei limiti, in poche parole il lavoro quotidiano del dubbio. Ma la giovinezza vive naturalmente nell’orizzonte dell’illimitato. Per questo gli eroi politici dei giovani sono spesso figure che promettono redenzione storica, rigenerazione morale o rovesciamento radicale dell’ordine esistente.
Già nella Rivoluzione francese questo meccanismo appare con straordinaria chiarezza. I giovani rivoluzionari non vedevano in Robespierre soltanto un politico. Vi vedevano una specie di sacerdote della virtù pubblica. Saint-Just, poco più che ventenne, parlava come un profeta armato. L’idea centrale era che la società corrotta dovesse essere purificata. E quando la politica si trasforma in una liturgia della purezza, il passo verso il Terrore diventa drammaticamente breve.
Da allora la modernità politica europea sarà attraversata continuamente da questo schema psicologico. Nell’Ottocento romantico i giovani europei........
