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Gli scrittori d’Italia raccontati da Benedetto Croce. Dallo stil novo al barocco

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La casa editrice Adelphi ripropone i celebri saggi di critica letteraria di cui è autore Benedetto Croce, con il titolo “Scrittori e poeti d’Italia. Dallo stil novo al barocco”.

La storia della poesia e dell’arte in genere, nella prefazione di questo libro, Benedetto Croce osserva che ha la sua dialettica ed il suo svolgimento storico. In Germania Schilling è l’autore del “Saggio sulla Poesia Ingenua e Sentimentale”, mentre Federico Schlegel ha scritto la “Storia della Letteratura Antica e Moderna”. In Francia Chateaubriand è l’autore del grande libro sul “Genio del Cristianesimo”. In Italia la nuova critica letteraria inizia grazie alla “Storia della Letteratura Italiana”, di cui è autore Francesco De Sanctis.

Benedetto Croce, e questo aspetto della sua filosofia estetica lo pone in dissenso con la visione critica del De Sanctis, credeva nella autonomia della opera estetica e poetica, che deriva dalla intuizione e dalla espressione, sicché vi è la coincidenza tra la forma ed il contenuto. Il Poeta si eleva sulla storia del suo tempo e del suo popolo per attingere la verità della poesia, che ha un valore universale. Benedetto Croce supera la teoria dei generi letterari, poiché è convinto che bisogna ricercare la poesia laddove si manifesti.

Guido Cavalcanti, il poeta che aveva esaltato l’amore, la donna angelo, e la gentilezza, è il maestro di Dante Alighieri. L’ideale coltivato dalla scuola poetica del dolce stil novo si era formato sotto la influenza dei poeti della tradizione provenzale e per effetto della filosofia scolastica. La vita nova di Dante è per i critici una cronaca autobiografica, un romanzo d’amore e la storia di un’anima, in cui Beatrice appare come la donna angelo, destinata a trascorre una vita breve sulla terra. A proposito della struttura della “Divina Commedia”, per alcuni critici Dante è entrato nell’altro mondo con le passioni che appartengono al mondo umano.

Per Benedetto Croce l’altro mondo non è il motivo dominante nella poetica della “Divina Commedia”. Stabilendo una distinzione tra la struttura e la poesia della rappresentazione delle anime, divise nei tre regni secondo le loro colpe e i loro meriti, Croce ritiene che la “Divina Commedia” debba essere considerata un romanzo teologico che ha un contenuto etico e politico. Questa mescolanza tra il racconto teologico e la poesia, che possiede la “Divina Commedia”, è presente anche nel Faust di Goethe.

Per lo studioso Hefele la personalità di Dante oltrepassa sia la poesia che il pensiero presenti nella “Divina Commedia”. La poesia di Francesco Petrarca, autore del “Canzoniere”, venne ispirata dalla passione per una donna, Laura, desiderata dal poeta e mai conquistata. Dio e la Vergine sono dal Petrarca invocati per affrancarsi dalla tortura della passione che gli opprime l’anima. Il sospiro dolcissimo attraversa le sue mirabili composizioni poetiche. Tuttavia, spesso l’elemento poetico nei suoi testi letteraria si combina con ingegnose figurazioni retoriche e intellettive.

Boccaccio nelle novelle del “Decameron” si presenta come un autore molto diverso da Dante, poiché nella sua opera prevale la comicità, la sensualità, la satira, la beffa. Boccaccio, secondo il De Sanctis, è lo scrittore che simboleggia la transizione verso il Rinascimento e una nuova epoca.

Dopo la comparsa di questi tre sommi scrittori si apre l’epoca in cui si afferma una sorta di poesia primitiva, definizione in cui ricadono le opere di Lorenzo il Magnifico, Angelo Poliziano, Il Boiardo. Il capitolo più bello e profondo di questo grande libro è quello in cui viene messa a confronto la civiltà del Rinascimento, descritta da Burckhardt, con la Riforma e la Controriforma.

L’Italia durante il Rinascimento, per la crisi del libero comune medievale, cadde sotto l’egemonia straniera e perdette la sua indipendenza. Con la Riforma, l’uomo che riscopre la grande cultura antica e forma la sensibilità umanistica, muta il suo rapporto con il divino, sicché cambia la relazione tra l’individuo e l’universo, lo spirito profano e lo spirito religioso.

Sia il Rinascimento sia la Riforma luterana hanno espresso bisogni eterni dell’animo umano dovuti ad un conflitto interiore che avviene in ogni persona, per il quale lo sguardo dell’uomo ora si sofferma sulla bellezza della vita esistente sulla terra, ora si rivolge ad una dimensione soprannaturale e metafisica. La Controriforma fu, invece, una azione politica rivolta a difendere la chiesa cattolica ed ebbe un effetto pratico e moralistico ed una ispirazione intellettualistica.

Per il De Sanctis nell “Orlando Furioso” è assente sia il sentimento sia la passione. Viene definito dai critici l’Ariosto poeta della pura immaginazione e della oggettività. Per Benedetto Croce il contenuto dell’“Orlando Furioso” esiste ed è dovuto alla ironia che implica la dissoluzione del mondo cavalleresco. Inoltre, è l’idea della armonia, espressione della bellezza poetica, che dà forma e unità stilistica alle ottave di questo grande poema.

In un saggio viene stabilito un confronto tra Pietro Aretino e Giordano Bruno, l’autore del “Candelaio”. Nelle lettere, nel suo libro ragionamenti, nelle commedie, Pietro Aretino predilige uno stile legato al turpe e al basso. Nelle sue opere non vi è la satira, poiché non possiede questo scrittore l’Ideale per innalzarsi sul reale ed abbatterlo per superarlo.

Nella poesia del Tasso vi è la presenza del sentimento della natura, poiché tutto nella realtà è vivente. È bello il racconto di Benedetto Croce dell’episodio tratto dalla “Gerusalemme Liberata”, il capolavoro poetico di Torquato Tasso, in cui Tancredi, che ha ucciso la donna che amava Clorinda, nascosta dalla armatura e rimasta fuori dalle mure di Gerusalemme nel corso dei combattimenti, utilizza il suo elmo per raccogliere le acque del fiume e battezzarla, mentre la donna è in procinto di morire. Nella “Gerusalemme Liberata” l’amore comporta dolore e rinuncia, nel caso di Rinaldo e Tancredi, di Armida e Erminia.

Il saggio che il lettore difficilmente potrà dimenticare è quello in cui si stabilisce un confronto tra l’uomo del Machiavelli e quello prediletto dal Guicciardini. Guicciardini, il celebre autore dei “Ricordi” e della “Storia d’Italia”, non nutre fiducia nella natura umana, sicché ritiene che ogni individuo debba perseguire il proprio vantaggio. La politica per Machiavelli, autore del trattato “Il Principe”, è una triste necessità, sia per sporcarsi le mani ed avere a che fare con brutta gente, sia per fondare e sostenere quella grande istituzione che è lo stato, in assenza del quale vi sarebbe lo stato di natura.

“La Mandragola” è una commedia che dimostra come nel mondo non vi sia uno spiraglio perché la bontà e la purezza possano emergere. Per Benedetto Croce il Machiavelli, studioso della storia di Roma, si trovò di fronte l’antinomia tra politica e morale dovuta al declino della dottrina della chiesa di Roma, che per secoli aveva postulato la idea che vi dovesse essere una piena identità tra politica e morale. Per lo storico Fueter con il Rinascimento, che si spinse a negare la idea della trascendenza, la storiografia si secolarizzò. La idea della fortuna, presente nell’opera di Machiavelli, prese forma e divenne una sorta di divinità pagana che prese il sopravvento sulla idea del Dio Cristiano.

La storia non ha una finalità ed una razionalità legata al progresso, bensì è un movimento circolare regolato dalla legge della uniformità. Questa legge, che regola la storia, attraverso l’oratoria e la scienza politica raffigura la idea del bene e dell’utile, secondo questa grandiosa interpretazione di Benedetto Croce. Sulla poetica del Barocco e sull’opera poetica di Marino, Croce propone un saggio magistrale. Per Benedetto Croce non esiste il determinismo nella storia umana, poiché sono le forze spirituali che si sprigionano dalle vicende umane a porre la libertà come l’ideale più alto della condizione umana. Un libro di grande valore intellettuale e culturale. Imperdibile. La prosa di Benedetto Croce è sublime e profonda.

(*) Scrittori e poeti d’Italia. Dallo stil novo al barocco, Adelphi, 2015, 519 pagine, 34 euro.

Aggiornato il 20 aprile 2026 alle ore 11:37


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