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L’arma “letale” di Trump: la persistenza strategica

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04.05.2026

Le guerre di “cronaca” si stanno combattendo oltre che con il massiccio utilizzo di droni, anche con tecniche di manipolazione mediatica che assomigliano a quelle utilizzate in politica. Così assistiamo già da pochi giorni dopo il 28 febbraio, data dell’attacco statunitense-israeliano all’Iran, a dichiarazioni da parte di Donald Trump che la guerra è stata “vinta” e che il regime iraniano ha perso. Ma il regime ormai in mano ai pasdaran non ha dichiarato la resa; i governanti iraniani, ancorché frazionati, continuano a dettare le loro regole, le residue risorse tecnologiche ed economiche destinate al programma nucleare vengono investite in modo ancora più occulto, l’alternativa secolare alla dittatura teocratica non sembra ci sia al momento, e gli iraniani che si oppongono alla dittatura dei mullah, oggi dei pasdaran, continuano ad essere quotidianamente eliminati. L’unico effetto a livello regionale è che l’Asse della Resistenza, organizzazione strutturata dall’Iran per distruggere lo Stato israeliano, composto da Houthi yemeniti, milizie sciite iraniane e siriane, Hamas, e Hezbollah, non gode più della fornitura di armi e denaro da Teheran. Tuttavia, secondo Trump la vittoria è chiara. Il suo concetto di vittoria contro l’Iran e quello che possiamo definire di “ansia strategica”, una modalità di battaglia che si colloca all’interno di una sfera delimitata da pazienza, persistenza e osannazione mediatica delle strategie applicate.

Intanto il “cerchio magico” del regime, composto da pseudo moderati come Massoud Pezeshkian, Abbas........

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