Da Hormuz a Bab al-Mandeb, la strozzatura del commercio globale
Nel conflitto tra Stati Uniti e Iran – Israele opera su un livello parallelo ma diverso – il fattore che si sta delineando sempre con maggiore evidenza è una diffusa impotenza statunitense non solo della diplomazia. Una impotenza che ha caratterizzato sin dall’inizio l’offensiva americana, che anche se ha decimato le prime e seconde file gerarchiche del regime, e anche se, a dichiarazione Usa, ha annientato i sistemi di attacco e difesa iraniani, ad oggi i missili balistici di Teheran colpiscono facilmente gli obiettivi che si prefiggono, per ora nell’area del “Golfo” e dintorni; mentre la diplomazia delle terze file della Repubblica islamica ha raggiunto un livello di ascolto e relativa credibilità mai avuti dalla Rivoluzione iraniana del 1979. Cosi, come scritto in altri miei articoli, l’inutilità dei negoziati si rivela ogni giorno più tangibile, una perdita di tempo per Washington e una guadagno di tempo per Teheran. Una impotenza diplomatica che si è conclamata in queste ultime ore con il riaccendersi delle ostilità che stanno nuovamente colpendo il Medio Oriente. Infatti i Pasdaran hanno annunciato il blocco dello stretto di Hormuz, che intendono controllare, oggi considerato dalla Repubblica islamica, a ragione, più importante del nucleare, così gli Stati Uniti hanno attaccato, e la rappresaglia iraniana non si è fatta attendere.
Un Donald Trump sempre più non solo all’apparenza confuso e disorientato (in certi frangenti da rasentare l’impeachment), su come procedere nella saga della guerra; è passato in queste ore a........
