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Tra Emirati e Davos, i colloqui sull’Ucraina

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23.01.2026

Volodymyr Zelensky fa suoi i toni usati spesso da Donald Trump, il quale dal palco del forum di Davos ha scelto di riversare la propria frustrazione contro gli europei, alleati storici degli Stati Uniti. Accusati di mancare di “volontà politica” nel confronto con Vladimir Putin, mentre la guerra continua a bruciare ai confini orientali dell’Europa, e di apparire “persi” e “frammentati” di fronte alla tempesta Trump. Nel frattempo, il presidente ucraino ha annunciato di aver raggiunto con il tycoon un’intesa sulle tanto attese garanzie di sicurezza americane, uno dei passaggi chiave nel percorso verso una possibile conclusione del conflitto. Resta però irrisolto il nodo territoriale: “Non ne abbiamo discusso”, ha chiarito il commander-in-chief Usa dopo il bilaterale con Zelensky a Davos, mentre gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner volavano alla volta di Mosca per incontrare Vladimir Putin e raccogliere la posizione russa al tavolo negoziale.

Al forum dell’economia globale, la wake up call di Zelensky lascia subito presagire un brutto quarto d’ora per i leader europei. “Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni”, afferma il presidente ucraino, richiamando il film Il giorno della marmotta: “È esattamente così che ci piace vivere adesso. Ed è la nostra vita. Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole:........

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