L’ in cloud di Fulvio Wetzl per le sale e il cinema a casa
“C’è bisogno di un nuovo Neorealismo italiano”. Ne è convinto Fulvio Wetzl, nato a Padova, classe 1953, regista, produttore, sceneggiatore e montatore, che ha attraversato la cinematografia con opere di impegno sociale, politico e intimista. Dalle prime esperienze dei cineclub romani (Cineclub Tevere di via Pompeo Magno a L’Officina Film Club) ai lungometraggi prodotti dal 1987 al 1992 con la società Nuova Dimensione rilevata con Gabriella Rebeggiani, al film che lo ha imposto nel 1998 Prima la musica, poi le parole, coprodotto da Grazia Volpi e i Fratelli Taviani, che ha partecipato a 35 festival nazionali e internazionali e ancora oggi suscita emozioni con una trama che pare non sentire il tempo. Ma è dall’esperienza del duemila con la Fondazione Cinema nel Presente, composta da trenta registi italiani guidati da Francesco Maselli e il produttore Mauro Berardi, tra cui Mario Monicelli, Ettore Scola, Franco Giraldi, Gillo Pontecorvo, Ricky Tognazzi, Wilma Labate, che Wetzl realizza 13 documentari, tra collettivi ed individuali per incamminarsi poi nel genere ritrattista di artisti come Giulio Turcato, Walter Valentini e Omar Galliani. È anche il periodo dei suoi più fortunato documentari. Rubando bellezza, insignito del Nastro d’argento, un’analisi dell’universo poetico di una famiglia straordinaria quale quella dei Bertolucci, con una intervista al regista Bernardo in particolare su quanto il grande padre, il poeta Attilio, abbia influito sulla sua arte. E Libera nos a malo, il documentario prodotta da Libera di Don Ciotti, incentrato su tutti i casi irrisolti in Basilicata a cominciare da quello di Elisa Claps.
Perché diciamo nuovo Neorealismo? E come declinarlo? “Bisogno di anima, di sentimento, di emozioni, di solcare la realtà senza appiattirsi sulla tecnologia e i mali dei tempi, ritrovando il........
