Caso Venezi: la cultura è cosa loro
Beatrice Venezi è stata licenziata in tronco dalla carica di direttore musicale del teatro La Fenice di Venezia. Alcune sue dichiarazioni, rilasciate al quotidiano argentino La Nacìon, sono state ritenute lesive dell’onorabilità delle maestranze del teatro veneziano. Prevediamo la domanda: con tutto ciò che di catastrofico sta accadendo nel mondo, non avete di meglio a cui pensare che dedicarvi al caso di Beatrice Venezi e al rapporto mai sbocciato tra lei e il mondo che ruota attorno alla Fondazione Teatro La Fenice? Certo che vi sarebbe altro a cui prestare attenzione, tuttavia l’affaire Venezi non è robetta da consegnare al gossip. Al contrario, è – la spariamo grossa allo scopo di farci capire – un’allegoria del tempo presente. Su di lei è calato il sipario. Epperò, nella farsa travestita da dramma, l’unica vera attrice di classe è stata lei. Tutti gli altri sono sembrati pallide, sbiadite comparse nell’indecorosa messinscena di un potere castale. I fatti. Lo scorso 23 aprile viene pubblicata dal quotidiano argentino La Nacìon un’intervista alla direttrice d’orchestra italiana nella quale compare un’accusa di nepotismo rivolta dalla Venezi agli orchestrali della Fenice. Queste le sue parole: “Io non ho padrini. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa (quella del La Fenice, ndr.) è un’orchestra dove le posizioni praticamente si tramandano da padre in figlio”.
Non è servito che aggiungesse altro per dare il la al sovrintendente del teatro, Nicola Colabianchi, per interrompere all’istante ogni forma di collaborazione in essere. Dopo pochi minuti, sulla decisione di rescindere i rapporti contrattuali cala la benedizione del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che avalla il licenziamento. In realtà, non è stato difficile cancellare la Venezi dalla storia della Fenice per il semplice motivo che una........
