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“Non serve compassione ma rispetto”

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29.05.2026

La visione di Emanuel Cosmin Stoica tra provocazione, franchezza e rifiuto del pietismo

Nel dibattito pubblico italiano si parla spesso di disabilità, inclusione e diritti, ma raramente lo si fa senza filtri ideologici, paternalismi o slogan di circostanza. Emanuel Cosmin Stoica ha scelto invece una strada diversa: quella della provocazione, della franchezza e del rifiuto del pietismo.

Content creator, disability manager e voce sempre più presente nel confronto culturale sui social, Stoica affronta temi delicati come inclusione, eutanasia, aborto selettivo, politicamente corretto e rappresentazione della disabilità con uno stile diretto, spesso controcorrente.

In questa intervista racconta la sua visione della dignità, della libertà e del ruolo che politica e società dovrebbero avere nel garantire alle persone con disabilità non compassione, ma rispetto, opportunità e piena cittadinanza.

Emanuel, su temi come inclusione e femminismo credi esista un doppio standard, per cui certi diritti vengono difesi solo finché la pensi politicamente in un certo modo o se confermi una certa narrativa dominante?

Assolutamente sì. Oggi certi ambienti parlano di inclusione, ma intendono arruolamento: ti includono solamente se ripeti la loro liturgia, se usi le “parole giuste”, se voti dalla parte giusta, se diventi il disabile buono e progressista che commuove, grato a prescindere e possibilmente silenzioso.

Se invece sei una persona con disabilità che ragiona con la propria testa, che non odia il concetto di famiglia, che non disprezza la patria e che non considera il governo Meloni il male assoluto, allora improvvisamente non sei più una minoranza da proteggere: diventi un problema da dover delegittimare.

È lo stesso meccanismo che vedo spesso nel femminismo militante: difendono “le donne”, ma non tutte le donne. Difendono quelle che confermano la loro visione distorta del mondo. Una donna di destra, una madre, che crede nella famiglia e si impegna per questi valori viene trattata come una traditrice di genere, una “sottomessa”.

Io questo lo chiamo razzismo ideologico mascherato da diritti civili. E penso che la destra debba avere il coraggio di dirlo: i diritti non appartengono alla sinistra, perché la dignità non ha tessera di partito, e non deve averla. La disabilità non è proprietà privata dei salotti progressisti.

Nel tuo lavoro denunci spesso il pietismo verso le persone con disabilità. Qual è la forma di discriminazione “travestita da sensibilità” che ti infastidisce maggiormente?

Il pietismo è subdolo perché sembra gentile. Ti sorridono, parlandoti con voce dolce, magari ti appellano........

© L'Opinione delle Libertà