“Non serve compassione ma rispetto”
La visione di Emanuel Cosmin Stoica tra provocazione, franchezza e rifiuto del pietismo
Nel dibattito pubblico italiano si parla spesso di disabilità, inclusione e diritti, ma raramente lo si fa senza filtri ideologici, paternalismi o slogan di circostanza. Emanuel Cosmin Stoica ha scelto invece una strada diversa: quella della provocazione, della franchezza e del rifiuto del pietismo.
Content creator, disability manager e voce sempre più presente nel confronto culturale sui social, Stoica affronta temi delicati come inclusione, eutanasia, aborto selettivo, politicamente corretto e rappresentazione della disabilità con uno stile diretto, spesso controcorrente.
In questa intervista racconta la sua visione della dignità, della libertà e del ruolo che politica e società dovrebbero avere nel garantire alle persone con disabilità non compassione, ma rispetto, opportunità e piena cittadinanza.
Emanuel, su temi come inclusione e femminismo credi esista un doppio standard, per cui certi diritti vengono difesi solo finché la pensi politicamente in un certo modo o se confermi una certa narrativa dominante?
Assolutamente sì. Oggi certi ambienti parlano di inclusione, ma intendono arruolamento: ti includono solamente se ripeti la loro liturgia, se usi le “parole giuste”, se voti dalla parte giusta, se diventi il disabile buono e progressista che commuove, grato a prescindere e possibilmente silenzioso.
Se invece sei una persona con disabilità che ragiona con la propria testa, che non odia il concetto di famiglia, che non disprezza la patria e che non considera il governo Meloni il male assoluto, allora improvvisamente non sei più una minoranza da proteggere: diventi un problema da dover delegittimare.
È lo stesso meccanismo che vedo spesso nel femminismo militante: difendono “le donne”, ma non tutte le donne. Difendono quelle che confermano la loro visione distorta del mondo. Una donna di destra, una madre, che crede nella famiglia e si impegna per questi valori viene trattata come una traditrice di genere, una “sottomessa”.
Io questo lo chiamo razzismo ideologico mascherato da diritti civili. E penso che la destra debba avere il coraggio di dirlo: i diritti non appartengono alla sinistra, perché la dignità non ha tessera di partito, e non deve averla. La disabilità non è proprietà privata dei salotti progressisti.
Nel tuo lavoro denunci spesso il pietismo verso le persone con disabilità. Qual è la forma di discriminazione “travestita da sensibilità” che ti infastidisce maggiormente?
Il pietismo è subdolo perché sembra gentile. Ti sorridono, parlandoti con voce dolce, magari ti appellano........
