Garbata e Gentile Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
“Io e l’Italia non imploreremo mai”
In ordine ad alcune recenti “ incomprensioni “, verificatisi al margine del recente G7, che ci coinvolgono ed essendo io memore di avere già pubblicato, in altre sedi, interventi su Giorgia Meloni indirizzando il mio contributo alla “ Garbata e Gentile Presidente del Consiglio”, ritengo adesso sottoporre, all’attenzione del lettore attento, le riflessioni che seguono, ove ritrovo coerenza con la detta “garbata gentilezza del Presidente Meloni” e la sua dichiarazione “ Io e l’Italia non imploreremo mai”.
Una Semantica della Dignità Istituzionale ed Analisi della Struttura Dichiarativa e della Comunicazione Politica.
La frase pronunciata dalla Presidente del Consiglio, “Io e l’Italia non imploriamo mai”, rappresenta un’architettura retorica di straordinaria densità semantica, particolarmente interessante quando posta in un dialogo difficile ed aspro che, ai più disattenti, sembrerebbe contrastare con la qualificazione già offerta da chi a lei si è rivolto con le parole “garbata e gentile Presidente del Consiglio”. In questa apparente tensione fra l’uso della forma assertiva e decisa e la qualità della gentilezza, risiede una delle più sofisticate articolazioni del discorso politico contemporaneo.
IL PRONOME “IO” COME ASSERZIONE DI SOGGETTIVITÀ INTEGRA
La scelta di iniziare l’affermazione con la parola “Io” non rappresenta un atto di auto-centramento egoistico, bensì la rivendicazione esplicita di una soggettività morale integra. In semantica politica, l’“Io” di chi detiene responsabilità istituzionale assume una dimensione che trascende la persona fisica: rappresenta la capacità del singolo di stare in piedi, di mantenere la propria posizione, di non piegarsi dinanzi a pressioni esterne.
Quando la Presidente afferma “io non imploro”, ella non sta facendo appello all’arroganza né tantomeno alla durezza. Sta invece compiendo un atto di affermazione consapevole della propria dignità. Questa dignità è duplice: è quella della donna che, in uno spazio storicamente dominato da dinamiche di predominio, sceglie di non assumere posture di subordinazione ed è contemporaneamente la dignità di chi ricopre una carica istituzionale che presuppone fermezza, visione, e capacità di stare alle proprie convinzioni anche quando esse sono contrastate.
La ferma gentilezza con cui ella pronuncia queste parole − quella stessa gentilezza che l’osservatore esterno riconosce come “garbo” − non costituisce una contraddizione logica rispetto alla saldezza dell’affermazione. Piuttosto, la completa. Il garbo rappresenta la consapevolezza che la fermezza, per essere veramente tale, non ha bisogno di manifestarsi attraverso l’aggressività. Una donna, una leader, che afferma le proprie posizioni con gentilezza, dimostra una forza che non ha necessità di........
