Consumatori di disgrazie
“Contempliamo i nostri disastri come fossero telenovele, mentre il clima si addossa le colpe che né gli amministratori né gli elettori vogliono guardare in faccia”
Gli incendi hanno occupato tutti gli schermi fino a giovedì: dirette permanenti, colonne di fumo riprese dai droni, testimonianze tra le lacrime. Le emittenti trasformano la tragedia in spettacolo, ma non lo impongono: si limitano a offrire ciò che il pubblico domanda.
Per ciascuno di noi informarsi costa e rende ben poco. Nessun singolo voto decide un’elezione e controllare chi governa è un bene pubblico: se lo fa il mio vicino, io ne beneficio gratuitamente; se lo faccio io, il costo ricade soltanto su di me. Diventa allora razionale consumare le notizie come si consuma la narrativa: per l’emozione che procurano, mai per le informazioni che potrebbero contribuire a migliorare le decisioni collettive, a cominciare da un voto più consapevole e da un maggiore controllo sui rappresentanti politici. Compriamo emozioni che ci permettono di sentire senza la fatica di pensare e abbiamo finito per credere che provare un sentimento dia diritto a esprimere un’opinione. Più aumentano le disgrazie, più consumiamo emozioni, più si moltiplicano gli alibi e peggiori diventano le decisioni.
Basta osservare il palinsesto e il contenuto dei telegiornali. Le emittenti si combattono senza tregua per conquistare il pubblico e, in fondo, sopravvive soltanto la forma più inutile di pettegolezzo: quella che riguarda persone con le quali non avremo mai alcun rapporto. Se trasmettessero altro, perderebbero spettatori e fallirebbero. Quando arriva una catastrofe, la raccontano con la grammatica del reality show: personaggi, lacrime, suspense prima della pubblicità di apparecchi acustici, materassi e assicurazioni funerarie. Guardiamo l’incendio come un’altra puntata della stessa serie, seduti sullo........
