“Ponte della discordia” a Livorno, il progettista si difende: «Non nasce come la copia del precedente»
“Ponte della discordia” a Livorno, il progettista si difende: «Non nasce come la copia del precedente»
L’ingegner Bozzi ha curato per il Comune la parte strutturale e difende l’opera: «Non è neppure un restauro, si tratta di un elemento nuovo con tanti vincoli»
LIVORNO. C’è chi lo ha ribattezzato il “ponte della discordia”, chi lo osserva con diffidenza, chi ne critica le linee e chi, senza mezzi termini, lo liquida come una costruzione “in stile Lego”, fatta di elementi troppo regolari, troppo nuovi, troppo lontani dall’immaginario storico della città. Eppure, il nuovo ponte sul fosso di viale Caprera nasce da una storia lunga anni, fatta di attese, rallentamenti e scelte non sempre visibili a occhio nudo. La svolta è arrivata il 29 aprile scorso, quando le ultime palancole sono state rimosse e l’antico canale su piazza del Luogo Pio è stato definitivamente riaperto. Oggi l’acqua scorre di nuovo e, a guardare l’intervento nel suo insieme, tutto può sembrare quasi lineare. Ma dietro quella riapertura c’è un percorso iniziato molto tempo fa: candidatura al bando periferie nel 2016, approvazione nel 2018, e solo il 22 settembre 2022 l’avvio concreto del cantiere. Nel mezzo, un progetto pensato per restituire continuità al sistema dei fossi, senza ricorrere a soluzioni artificiali, ma anche per garantire viabilità, sicurezza e integrazione con una città che nel frattempo è cambiata. Il risultato è una struttura in cemento armato rivestita in pietra, progettata per dialogare con il contesto ma senza imitarlo. Ed è proprio qui che si è aperta la frattura nell’opinione pubblica. Per capire cosa c’è davvero dietro al progetto — oltre le polemiche — Il Tirreno ha contattato l’ingegner Alessio Bozzi, che all’epoca, in qualità di dipendente del Comune, ha curato la parte strutturale dell’opera. Ingegnere Bozzi, partiamo........
