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Addio Benvenuti, il ricordo del “fratello” Marinari: «L’ho visto piangere solo una volta, era per la Libertas» – I sogni, la Duetto e gli ultimi giorni solitari

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29.08.2026

Addio Benvenuti, il ricordo del “fratello” Marinari: «L’ho visto piangere solo una volta, era per la Libertas» – I sogni, la Duetto e gli ultimi giorni solitari

I due sono stati amici per oltre trentacinque anni, una vita vissuta fianco a fianco: «L’Italia gli stava stretta, al college lo accoglievano con un’ovazione e i professori lo amavano»

LIVORNO. «Ecco il presidente, hai fatto la fine di Berlusconi. Credo che Roberto lo avrà accolto così, il suo Marco in cielo, con una risata, prendendolo in giro. Mentre Stefania mi par di sentirla come se fossi lì con loro: Bello il mi bimbo, quante gioie ci hai dato, alla faccia degli invidiosi». Piange Francesco Marinari, ricorda trentacinque anni di vita e di amicizia, e piange. Lui era, è, rimarrà il fratello italiano di Marco Benvenuti.

È stato tra i primi ad essere avvertito dall’amico Cole della sua scomparsa. È stato uno degli ultimi a parlarci. «Era metà agosto, mi chiamò Patrick, il suo socio, e me lo passò al telefono - racconta -. Marco era a letto immobilizzato. "Bello, com’è?", mi dice. Aveva la vocina debole, io ho provato rispondergli nel nostro stile: "E ti costano una cea le bimbe, ogni giorno presenti un’americana". Si mise a ridere, e aggiunse: "Checco, poi ti mando un messaggio da dare ai tifosi", ma non l’ho più sentito». Quella di Benvenuti, racconta Marinari, giornalista livornese, caposervizio alla Nazione di Firenze dove è responsabile della redazione web, è stata una scelta studiata con attenzione. «Non mi ha più voluto sentire, le comunicazioni si sono interrotte per sua volontà, aveva pianificato anche questo. Non aveva voluto che partissi per gli States, sapeva che il 13 agosto sarei salito in aereo per andarlo a trovare, ma mi aveva detto di non farlo, non voleva. Volevo litigarci per questa decisione, ma non ho più avuto modo di confrontarmici. Avrei voluto presentarmi a casa sua, in White Diamond Drive dove abbiamo passato giornate indimenticabili, ma ho rispettato i suoi piani. Nell’ultimo mese, quando aveva capito che non c’era più niente da fare, aveva smesso di interagire, per attenuare il distacco, voleva lasciarsi da tutti noi in maniera soft. Si è isolato per proteggermi dal dolore, voleva che fosse la fine più smoot, più dolce possibile, non ci si sente più e saprai che nel sonno me ne sono andato. Così è successo: molti mi hanno detto che è stata un’uscita elegante, non posso immaginare come sarebbe stato se ci fossimo dati l’ultimo saluto al telefono, disperati».

Marinari è l’amico che più di chiunque può raccontare Benvenuti da dentro la sua vita. Il presidente con i suoi progetti, ma anche e soprattutto il ragazzo e l’uomo con i suoi sogni, le sue forze, le sue debolezze e il lascito, morale e progettuale, alla città, al popolo libertassino. «Gli anni della presidenza della Libertas sono stati il momento più bello della sua vita, la sua medicina, ciò che l’ha fatto andare avanti. Ho visto Marco piangere una volta sola in vita sua, quando mi ha detto "non ce la faccio a non vedere la mia Libertas". Quando pensava alla squadra era l’unico momento in cui crollava, perché la Libertas era il suo babbo e la sua mamma, era gli anni Ottanta, era la gioia di quando da bimbo andava con Roberto sindaco al palasport ad esultare come un ultras nel parterre se vinceva l’Enichem e anche la domenica successiva se perdeva la PL e lì rivedeva suo padre con i sudori freddi di fronte alla sua esultanza contro i cugini. La Libertas era il suo motivo di vita e da istrione qual era, fare qualcosa per la sua città, sentire i cori, vedere gli striscioni, lo faceva impazzire. Gli piaceva avere tutti intorno, stare con i giovani, dargli idee, le Nuove Leve erano i suoi pupilli, ci stava al telefono per ore, e loro hanno scritto un messaggio bellissimo che rappresenta davvero Marco: "Ci mettevi in testa cose che non ci passavano nemmeno per la mente". Era quello che capitava anche a me quando andavo a trovarlo e tornando in Italia mi chiedevo perché non fossi rimasto lì con lui che era sempre impegnato a mordere la vita».

Il progetto, dicevamo: «Non sono io che posso tracciare il futuro della Libertas - sottolinea Marinari -. Posso dire che in maniera molto lucida Marco ha voluto che il progetto amaranto continuasse, perché è quello che........

© Il Tirreno