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Livorno, il Premio giornalistico De Majo a Mario Cardinali e Martina Trivigno

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04.03.2026

Livorno, il Premio giornalistico De Majo a Mario Cardinali e Martina Trivigno

Il riconoscimento in memoria del nostro giornalista consegnato quest’anno al direttore del Vernacoliere e alla redattrice del Tirreno

LIVORNO A Mario Cardinali, fondatore, direttore e anima del “Vernacoliere”, e a Martina Trivigno, giornalista della cronaca di Livorno del “Tirreno”, va la dodicesima edizione del Premio giornalistico Luciano De Majo, consegnato nella Sala cerimonie di Palazzo Civico. Un evento dedicato alla memoria del giornalista livornese scomparso nel 2011 a soli 40 anni. Un premio nato per celebrare l’onestà intellettuale e l’impegno civile di colui che ci ha lasciati troppo presto.  Attraverso gli interventi dell’assessore alle Politiche sociali, Andrea Raspanti, del presidente dell’Arci locale, Alessio Simoncini, e di Roberto, padre di Luciano, la cerimonia guidata dal collega di Telegranducato, Francesco Gazzetti, ha celebrato i premiati, facendo emergere una profonda riflessione sul ruolo sociale dell’informazione, intesa come baluardo di verità contro le distorsioni del mercato e della propaganda. 

Per l’impegno quotidiano su tutti i fronti, è stato consegnato il riconoscimento alla giovane cronista del “Tirreno”, lodata per la sua capacità di ascolto e rigore, e a Mario Cardinali, che ha chiuso l’incontro con un elogio della satira come espressione critica dell’intelligenza, rivendicando l’identità popolare livornese e il valore della libertà di stampa nel contesto sociale contemporaneo. L’appuntamento, che si rinnova ogni anno ed è promosso dall’Arci e con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, ricorda la stella polare da seguire per chiunque faccia questo mestiere: andare a schiena dritta, cercando sempre la verità.

Ed ecco le motivazioni che hanno portato al riconoscimento del premio. Per Martina Trivigno: «Una delle caratteristiche che hanno sempre contraddistinto Luciano è stata la grande capacità di attraversare i temi più diversi, raccontandoli con naturalezza e competenza. Poteva passare dalla cronaca nera alla politica, dalla giudiziaria al mondo del remo livornese, affrontando tutto con uno sguardo attento, partecipe e rigoroso – si legge nelle motivazioni – . In un tempo in cui fare la giornalista o il giornalista è diventato sempre più complesso, tra velocità dell’informazione ed il dilagare dell’intelligenza artificiale, la tentazione di specializzarsi fino a restringere il campo, di limitarsi a un solo settore, è comprensibile. Martina Trivigno, la troviamo in contesti differenti; nei luoghi della cronaca, nelle iniziative dedicate al lavoro ed all’economia e nella conduzione di confronti pubblici. E in ogni occasione abbiamo ritrovato elementi costanti e riconoscibili: competenza, appropriatezza, disponibilità all’ascolto e grande correttezza. Essa ha anche la dote dell’ascolto che permette di cogliere aspetti che spesso stanno sotto la superficie delle cose. Come Luciano, tocca temi differenti senza mai rinunciare alla profondità, la capacità di entrare dentro le questioni, analizzarle, comprenderle; l’attenzione al bene comune come bussola del racconto». La nostra Martina, emozionata, nel ritirare il premio ha voluto condividere questa soddisfazione con tutta la redazione. 

Per Mario Cardinali, un totem della città, la giuria ha così motivato: «Fondatore e anima del "Vernacoliere”, simbolo della forza della satira, dell’umorismo mordace con quella cifra tutta livornese capace di graffiare, irridere e far riflettere – si legge ancora nel testo – . Ma questo riconoscimento vuole andare oltre alla dimensione satirica. La recente mostra realizzata dal Comune di Livorno, ci ha permesso di ripercorrere, attraverso le locandine del “Vernacoliere”, un lungo tratto di storia cittadina, nazionale ed internazionale. Osservando quelle locandine, al di là della battuta fulminante, della provocazione, dell’ironia tagliente, emerge con chiarezza un tratto che appartiene pienamente al grande giornalismo: la capacità di leggere e raccontare il presente. C’è una lettura finissima dell’attualità, un acume che si ritrova in modo esemplare anche negli editoriali che accompagnano ogni numero del “Vernacoliere”. È lì che Mario Cardinali, mettendo da parte il vernacolo ed utilizzando un italiano impeccabile, rigoroso, limpido esercita fino in fondo il mestiere del giornalista, senza nascondersi dietro alle allusioni ma facendo nomi e cognomi, con la lungimiranza di chi sa che la libertà di stampa è un bene fragile, da difendere, alimentare e praticare ogni giorno. Guardando a questi aspetti emergere il legame profondo con Luciano De Majo. Ma del lavoro di Mario Cardinali c’è anche un altro elemento che, in questa occasione: Mario ha saputo unire libertà, identità, rigore e coraggio e che accettando questo riconoscimento onora noi e la memoria del nostro amato Luciano».

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