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Ragazzi e social, finora nessuno ha dato istruzioni per l’uso. Il futuro non si vieta

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28.07.2026

Ricordate l’educazione sessuale? Diavolo o acqua santa, feticcio dei sessantottini o spauracchio dei conservatori, ha aleggiato sulla nostra scuola per almeno tre decenni. Tirata come una molla fra moralisti e libertari, ha riempito di tutto: convegni, libri, corsi e dibattito politico, salvo ciò che avrebbe dovuto riempire, cioè i programmi formativi.

Risultato: le generazioni passano, ma i ragazzi imparano sempre la loro sessualità per vie traverse e in modi spesso sbagliati o distorti. Senza imparare a cogliere le opportunità e difendersi dai rischi. Allo stesso film assistiamo in materia di nuove tecnologie. Claudio Velardi ha ragione: vietare i social ai figli rischia di essere l’ultima grande assoluzione dei padri, la toppa tardiva di una generazione che ha fatto delle tecnologie veicoli di opposte tifoserie – i profeti della paura o i trombettieri dell’entusiasmo – ma mai di educazione e formazione al nuovo. Mai di un ingresso consapevole e guidato nell’era dei sistemi intelligenti.

I social media e le chat sono entrati nella vita di massa circa 15 anni fa, l’intelligenza artificiale generativa circa 4. E mentre l’IA è ancora nella fase dei modelli che si superano in tempo reale, da circa 7-8 anni i social hanno assunto una dimensione pervasiva e aggressiva che minaccia soprattutto i minori. Esattamente da quando, nella Silicon........

© Il Riformista