La protesta dei rider: "Paghe basse ipertassate e quasi nessuna tutela"
Edoardo, 25 anni, in piazza con la Cgil: mobilitazione per rivendicare i diritti "In balìa di un algoritmo: non abbiamo ferie né il rimborso del carburante".
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Il rimborso minimo? Tre euro e 75 centesimi a consegna, ma ci sono ordini che consentono di racimolare anche 10 euro: dipende dalla distanza. Nel week end guadagni un po’ di più ma per un tempo limitato, oppure in caso di meteo avverso. È tutto molto precario e ci sono grandi carenze, che ho portato ‘in piazza’: non esiste una paga oraria minima garantita. Se non accetti ordinazioni, non guadagni nulla; non ci sono ferie e malattia e lavori a qualsiasi condizione, sotto l’acqua o sotto la neve.
E’ questa la denuncia di Edoardo Bondi, 25 anni, rider per Deliveroo e ieri in piazza in occasione delle giornate di mobilitazione indette dalla Cgil, con presidi e iniziative pubbliche volte a rivendicare diritti fondamentali e superare l’attuale modello di sfruttamento dei rider. Infatti il sindacato a livello nazionale ha colto l’occasione delle indagini giudiziarie verso le piattaforme di food delivery Glovo e Deliveroo, per rilanciare con forza la necessità di un cambiamento concreto delle condizioni di lavoro dei rider, soggetti – denuncia il sindacato – a paghe "da fame", nessun diritto e nessuna tutela, ‘controllati’ dagli algoritmi che governano le piattaforme.
Ieri mattina i sindacati modenesi Filcams (terziario e servizi), Filt (trasporto merci e logistica) e Nidil (lavoratori autonomi) Cgil erano in centro proprio per informare i rider di Glovo e Deliveroo distribuendo volantini volti ad informare sulle proposte delle sigle: dall’aumento del salario all’applicazione del Contratto di lavoro merci e logistica. "Tra le altre criticità – osserva Bondi – non è da poco il fatto che lo Stato italiano ci tassa tantissimo anche a livello di contribuiti, come se fatturassi seimila euro al mese. Quello del rider, quindi, non può essere il lavoro primario, soprattutto se vivi da solo. Io consegno in scooter ma non è previsto alcun contributo sul carburante, per questo in tanti usano le bici elettriche. Il novanta per cento dei lavoratori sono ragazzi del Bangladesh e pakistani. Tutele? Minima assicurazione in caso di incidente ma, per il resto, non vi è nulla: niente paga minima, malattia, infortunio".
A confermare la situazione di precarietà in cui i rider lavorano è anche un 28enne. "Sono tanti i diritti ignorati nel nostro contratto dove figuriamo come lavoratori occasionali. Il lavoro funziona tramite applicazione e nelle fasce orarie stabilite. Io viaggio in auto: tra maltempo e poca visibilità la sera, era impossibile muovermi in scooter. Hai un minuto per accettare l’ordine. Mi sono trovato ad effettuare consegne a 25 chilometri per una paga di appena dieci euro. Il problema è soprattutto questo: non vi è rimborso carburante e non dimentichiamoci che, se l’algoritmo non dà consegne, tu non guadagni".
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