Benny Benassi: “Siamo cresciuti con la bottiglia di lambrusco sulla tavola dei nonni, musica e vino sono esperienze di convivialità”
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Musica elettronica e vini del territorio. A metà aprile Reggio Emilia ospiterà Vyni, il festival che per due giorni unirà dj set, degustazioni e momenti di racconto culturale in diverse piazze della città. Tra le persone coinvolte nell’organizzazione c’è anche Benny Benassi, dj e producer reggiano conosciuto in tutto il mondo.
Come nasce l’idea di Vyni e il suo coinvolgimento nel festival?
"Tengo a precisare una cosa: io sono solo una parte di questo festival e cerco di dare una mano dove posso. L’idea non è nata da me ma dall’associazione Vino e Vinili, che secondo me sta facendo un lavoro bellissimo per la nostra provincia. Quando mi hanno parlato del progetto, che coinvolge anche il Riff e diverse cantine del territorio, mi è piaciuto subito. Ho semplicemente cercato di dare una mano mettendo a disposizione contatti e creando qualche connessione in più".
Il festival mette al centro vini identitari come Lambrusco e Spergola. Che rapporto ha con questi vini?
"Direi quello che hanno molti reggiani della mia età: siamo cresciuti con una bottiglia di lambrusco sempre sulla tavola dei nonni. Negli anni poi ci siamo appassionati anche alla Spergola. Quando viaggio all’estero, mi diverto sempre a entrare nei negozi di vino o nei supermercati per vedere cosa c’è sugli scaffali. E trovare il lambrusco o etichette della nostra provincia mi rende sempre molto orgoglioso".
Perché vino e musica funzionano così bene insieme?
"Perché sono entrambe esperienze di convivialità. Mi è sempre piaciuto aprire una bottiglia di vino, versarmi un buon bicchiere e pensare quale potesse essere la colonna sonora giusta. Un buon rosso, le luci un po’ soffuse, qualche vinile sul piatto: credo che sia una cosa che capita a molti".
Il fuori festival alla Cavallerizza sarà dedicato ai listening live con i vinili. Che idea c’è dietro?
"L’idea è nata parlando con i ragazzi di Vino e Vinili e con Andrea Favali del Duo Nettuno. Ci piaceva raccontare alcuni artisti in modo diverso. Non sarà un dj set: sul palco ci sarà un impianto molto particolare, con amplificatori valvolari e casse dal suono molto analogico. Luca Sofri dialogherà con un artista o un personaggio che si racconterà attraverso i vinili che hanno segnato la sua vita".
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Vyni nasce grazie all’impegno di imprenditori e privati. Quanto conta questo spirito?
"Conta tantissimo. Il filo tra imprenditori, privati e istituzioni non serve solo a far nascere eventi culturali: serve proprio a far rinascere le città. Se la tua città ti ha dato tanto, credo sia bello poter restituire qualcosa. Soprattutto in un momento come questo, in cui la nostra città sta vivendo una fase di difficoltà".
Spesso si dice che Reggio faccia fatica a emergere nel panorama degli eventi regionali. Lei è d’accordo?
"In realtà non sono molto d’accordo con questa lettura. Reggio ha sempre avuto realtà molto interessanti: club che hanno portato artisti internazionali, teatri che programmano eventi di qualità, spazi culturali vivi. È chiaro che città come Bologna hanno anche infrastrutture molto importanti dedicate alla musica. Penso per esempio all’Unipol Arena, che è una struttura da oltre ventimila persone e che permette di programmare concerti durante tutto l’anno. Avere un luogo così significa poter costruire una continuità di grandi eventi, soprattutto nei mesi invernali. Forse quello è un elemento che da noi manca. Però questo non significa che non si possano costruire cose importanti: l’idea è crescere piano piano, con serietà, creare eventi credibili nel tempo e farli diventare appuntamenti solidi, come stiamo cercando di fare a Castellarano con il festival estivo BBQ".
Reggio ha sempre avuto realtà molto interessanti: club che hanno portato artisti internazionali
Se Vyni dovesse crescere negli anni, qual è il suo sogno?
"Il sogno è che tutta la città creda sempre di più in questo festival. Negli anni è già cresciuto: siamo passati da una piazza a tre. L’importante è continuare a farlo crescere piano piano, con investimenti anche dal privato e con artisti che credano nel progetto".
Ha appena comprato casa in Appennino. Da dove nasce questo legame?
"Sono sempre stato legato all’Appennino reggiano. Il primo locale dove ho lavorato come dj era a Cerredolo e mio padre era di Carpineti. Da bambino andavo spesso in montagna e ho imparato a sciare al Febbio. È un posto dove puoi rigenerarti e dove ho tantissimi amici. Mi piacerebbe anche dare una mano a farlo conoscere di più, soprattutto ai giovani".
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