Sanità, 4 mesi per un esame istologico: “Malati oncologici abbandonati”
Dopo lo scandalo del plasma ecco un’altra grana per la sanità regionale: "Malati oncologici abbandonati"
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Ancona, 12 aprile 2026 – “Per l’esame istologico? Potrebbe attendere anche quattro mesi”. E’ la risposta che si è sentito dire un paziente jesino affetto da probabile patologia oncologica. La sanità marchigiana si trova ad affrontare una nuova, drammatica emergenza dopo lo scandalo del plasma: quella dei tempi d’attesa per gli esami istologici, essenziali per la diagnosi e la cura dei tumori. Un paziente jesino nei giorni scorsi si è sentito rispondere che per l’esito del proprio esame potrebbe dover attendere fino a quattro mesi, un lasso di tempo che in oncologia può fare la differenza tra la vita e la morte.
La situazione, già critica nel 2025, è precipitata all’inizio del 2026. Fino allo scorso dicembre, infatti, gran parte dei campioni prelevati negli ospedali di Jesi, Senigallia e Fabriano veniva processata nei laboratori di Torrette grazie a una convenzione dedicata. Con la scadenza di tale accordo alla fine del 2025, il carico di lavoro è stato interamente dirottato sull’Anatomia Patologica dell’Ast Ancona. Tuttavia, il passaggio non ha portato i benefici sperati; al contrario, i tempi sembrano essersi dilatati ulteriormente, arrivando a toccare il picco dei 120 giorni.
All’ospedale Carlo Urbani di Jesi e al Profili di Fabriano la tensione è altissima. I primari del primo ospedale hanno inviato una lettera formale ai vertici dell’Ast Ancona, chiedendo soluzioni urgenti per velocizzare la refertazione. I medici segnalano come i pazienti si rivolgano a loro arrabbiati e impauriti e avvertono che simili ritardi, oltre a compromettere la tutela della salute, aprono la strada a pesanti risvolti legali per l’azienda sanitaria. La direzione Ast, pur avendo convocato i professionisti per un confronto, ha ammesso le difficoltà oggettive: la carenza di anatomopatologi rende la “coperta corta” e la gestione dei volumi quasi impossibile con l’attuale organico.
Sulla vicenda interviene duramente Pasquale Liguori, coordinatore del Tribunale del Malato di Jesi, che ha denunciato la gravità del momento: “Il ritardo nel rilascio di un referto istologico può cambiare il destino di una persona perché in oncologia i tempi della diagnosi condizionano quelli della terapia, una terapia che può iniziare troppo tardi rispetto alla diffusione del tumore o addirittura non iniziare affatto”.
Liguori sottolinea anche il devastante impatto psicologico sui malati, costretti a vivere in un “limbo angosciante” che impedisce ogni progetto futuro. Secondo i dati del Tribunale del Malato, nel 2025 le segnalazioni di ritardi erano già numerose, ma il passaggio della refertazione all’interno dell’ospedale di Jesi dal 2026 non ha risolto il problema per mancanza di personale. “Ci risulta un solo medico che referta per Jesi, Senigallia e Fabriano”, incalza Liguori, evidenziando come altre Ast, come Fermo e Pesaro, abbiano già bandito avvisi per nuove assunzioni nel 2025, mentre l’Ast Ancona risulterebbe “non pervenuta”. Liguori critica apertamente la politica sanitaria regionale: “La Regione sfoggia giornalmente assunzioni, ma oggi tutto l’impegno è concentrato nel riempire di personale case e ospedali di comunità, nulla in un settore come quello dell’Anatomia Patologica che deve rappresentare una priorità assoluta. L’anatomo-patologo svolge un ruolo centrale e determinante nella corretta gestione dei percorsi diagnostici-terapeutici dei pazienti oncologici”. La richiesta è chiara: bandi immediati per almeno un’assunzione a Fabriano e una a Senigallia per decongestionare il sistema e garantire il diritto alla salute.
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