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Cimitero di cani, agenda e cellulare al setaccio

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05.04.2026

Porto Recanati, indagini sul cacciatore che avrebbe smaltito le carcasse. I cittadini sdegnati chiedono una condanna severa

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Macerata, 5 aprile 2026 – A distanza di due mesi dal macabro ritrovamento nella scarpata di Scossicci, a Porto Recanati, l’inchiesta sul cimitero dei cani è entrata in una fase cruciale, portando con sé un carico di sdegno che travalica i confini della cronaca locale. L’unico indagato, un cacciatore e allevatore di 53 anni residente a Loreto, deve rispondere dell’ipotesi di reato di uccisione di animali, ma la prospettiva giudiziaria appare quasi irrisoria rispetto alla gravità dei fatti: l’uomo rischia fino a tre anni di reclusione. Una pena che il popolo della rete giudica inaccettabile, tanto che sui social è già partita una vera e propria caccia all’uomo, alimentata dal desiderio di una giustizia più severa per quelle 55 anime spezzate.

Le indagini, condotte nel più stretto riserbo dai carabinieri forestali coordinati dal sostituto procuratore Stefania Ciccioli di Macerata, dipingono un quadro inquietante. L’indagato avrebbe trasformato la propria attività in un sistema di smaltimento illecito che durava da anni, forse da oltre un decennio. Un’operazione sistematica: cani da caccia non più abili, un maremmano (probabilmente di un pastore) e persino un gatto. L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe rimosso chirurgicamente i microchip per rendere gli animali (forse anche i suoi, ma certamente non solo) irriconoscibili, facendosi pagare dai proprietari per disfarsi di quello che veniva considerato un peso. Il dato più amaro emerge dall’ambiente dei cacciatori della zona di Loreto e Porto Recanati: in molti avrebbero saputo di questa attività illegale, ma il muro di omertà ha retto per anni.

Ci sono voluti il fiuto e la caparbietà di una guardia zoofila, che quasi per caso ha scoperto i resti, per scoperchiare questo vaso di Pandora. Ora l’attenzione è tutta rivolta all’Istituto zooprofilattico di Tolentino. Da due mesi si attendono le autopsie sulle carcasse e sugli scheletri rinvenuti: accertamenti decisivi che la procura di Macerata deve ancora autorizzare formalmente. Queste analisi sono fondamentali: i resti potrebbero dire se gli animali siano stati uccisi prima dello smaltimento o se siano morti per stenti, e confermare definitivamente se si tratti di cani da caccia soppressi o morti per cause naturali. Mentre il cellulare e l’agenda dell’indagato sono sotto analisi per ricostruire la rete di contatti e clienti, le associazioni animaliste non mollano la presa. Se la Lndc Animal Protection invoca giustizia per un "sistema di morte lucido e organizzato", la onlus Amici Animali di Osimo annuncia una fiaccolata sul luogo del ritrovamento. Sarà un momento di preghiera e protesta, per ricordare che dietro quegli scheletri c’era la vita e che tre anni di cella non possono bastare.

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