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Ci vediamo a Casa Dalla, dove la musica di Lucio è viva: da Corsi a Rocco Hunt, Eddie Brock e Malika Ayane, i vincitori dei ‘Ballerini’

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03.03.2026

A sinistra Elenoire Casalegno. A destra Lucio Dalla (4 marzo 1943 - 1 marzo 2012)

Articolo: Liberi, la notte di musica per Lucio Dalla: ecco come partecipare alla festa a Bologna

Articolo: La notte per Lucio, come partecipare a ’Liberi’

Bologna, 3 marzo –  È uno spazio vivo Casa Dalla, un luogo dove la presenza tangibile della straordinaria avventura umana e artistica del cantante bolognese scomparso nel 2012 si percepisce in ogni ambiente, da quelli della ricerca sonora a quelli del gioco e delle partite del Bologna viste con gli amici. Scenario perfetto per il programma televisivo, Ci vediamo da Lucio che va in onda oggi su Raidue in seconda serata, con la conduzione di Elenoire Casalegno e la partecipazione dei più rappresentativi e originali artisti della nuova musica italiani, che si muovono tra le varie stanze, ricordando e rendendo omaggio al cantautore.

Durante la trasmissione verranno assegnati i premi “Ballerini Dalla“. I vincitori dell’edizione 2026 sono Lucio Corsi (a cui va anche la targa SIAE) categoria “Artista“ e “Colonna Sonora“; Eddie Brock categoria “Canzone“ per il brano Non è mica te; Tropico categoria “Producer/Talent scout“; Francesco Frisari categoria “Progetto“ per il documentario Quale allegria; Malika Ayane categoria “Percorso Artistico“. Premiati inoltre Pierdavide Carone, riconoscimento alla “Libera Creatività“, e Rocco Hunt, Premio Fondazione Lucio Dalla. Targa Nuovo IMAIE a Ricky Portera. Il programma tv inaugura la quarta edizione di “CIAO – Rassegna Lucio Dalla, per le forme innovative di musica e creatività“, che prosegue domani all’Arena del Sole di Bologna con la serata-evento, ideata e prodotta da QN Quotidiano Nazionale e il Resto del Carlino, dal titolo LIBERI, in omaggio allo spirito indomabile di Lucio Dalla, tra gli ospiti Paola Iezzi, Malika Ayane, Walter Veltroni, Graziano Galatone, accompagnato da Roberta Gentile, e il Piccolo Coro dell’Antoniano.

Signora Casalegno, che atmosfera si respirava a Casa Dalla durante la registrazione del programma?

“L’impressione, di tutti noi, mia, dei musicisti, dei tecnici, è stata quella di vivere in una dimensione atemporale, come se la casa fosse il perfetto spazio per poter esprimere tutta la creatività della migliore musica italiana. Si è creato, durante le riprese, un forte senso di comunità, come se la casa non fosse soltanto un set, ma un elemento delle canzoni, capace quasi di condizionarne l’esecuzione”.

Una serata che gravita intorno a grandi nomi del pop italiano.

“Si, sono tantissimi gli ospiti, ognuno con un linguaggio sonoro differente ma per tutti, ed è stato evidente nel periodo che abbiamo trascorso insieme a casa di Lucio, lui è una importante fonte di ispirazione. Da parte di qualcuno di loro ho percepito un sentimento che andava al di là dell’ammirazione incondizionata per il suo straordinario talento, una relazione che sconfinava nella devozione. C’era la consapevolezza di essere protagonisti di un appuntamento unico, irripetibile”.

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Chi le ha trasmesso di più questa sensazione?

“Tutti, ma ci sono stati momenti di coinvolgimento straordinario, come mi è capitato raramente di vedere in un programma televisivo. E sono certa che il pubblico se ne accorgerà. Penso, ad esempio, a Malika Ayane, talmente delicata e drammatica la sua interpretazione da far piangere tutti i presenti nella casa. E poi, sicuramente, Lucio Corsi che suona il pianoforte che è stato di Dalla”.

“Ovunque nella casa, spostandoci da una stanza all’altra, dal salotto dove riceveva gli amici alla famosa “stanza dello scemo“, la sala dedicata al gioco, a quel tornare bambino, capace di stupirsi ogni volta come se fosse la prima, quello stesso stupore che trasmettono le sue canzoni”.

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Non era la prima volta per lei a casa di Lucio Dalla.

“Io amo la musica, la canzone d’autore in particolare e tanti anni fa ho avuto la fortuna di essere invitata da Lucio nella sua casa. Rimasi abbagliata dall’incredibile patrimonio di opere d’arte che conservava e che quasi facevano da contrappunto alla sua presenza schiva, al suo affidare i suoi pensieri a poche, efficaci parole, permeate da un senso della religiosità, che ho avvertito in maniera molto forte. E così è stato quando sono tornata in via D’Azeglio per registrare il programma. In quella casa Lucio c’era”.

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