“Cuore bruciato dal ghiaccio nel trasporto, mai successo prima. Choc anche sulle donazioni di organi” /
I fiori e i peluche per il piccolo Domenico al Monaldi. A destra Flavia Petrin, presidente AIdo
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Roma - “A mia memoria, è il primo caso. Non ho mai sentito una storia simile nella casistica dell’associazione. Non ci sono precedenti di un organo danneggiato in questo modo, se è corretta la ricostruzione emersa finora, durante il trasporto. La notizia ha sorpreso tutti — operatori sanitari e non — perché si tratta di un cuoricino donato che purtroppo non è arrivato a destinazione. E non per i normali rischi operatori, che esistono, o per le condizioni del paziente”. A parlare è Flavia Petrin, 63 anni, ex infermiera professionale e da dieci anni presidente nazionale dell’Aido, l’Associazione Italiana per la Donazione di Organi.Dati esatti sull’Italia non sono disponibili – negli Usa esistono invece altri casi di organi arrivati congelati o danneggiati – ma nel nostro Paese i protocolli sono rigidi e si tratta di eventi comunque molto rari.
Il caso del bambino di Napoli ha colpito fortemente Petrin: “Sono già nonna di una bimba di due anni, la stessa età di Domenico”, e la voce si fa più morbida.
Dopo la vicenda del Monaldi di Napoli, avete registrato un calo nelle donazioni?
“Nella prima settimana ho visto meno adesioni del solito e qualche richiesta di revoca in più. Ho lanciato appelli attraverso stampa e televisione affinché la gente continuasse a donare. Con le giuste informazioni siamo riusciti non solo a recuperare, ma addirittura a crescere. I cittadini italiani rispondono positivamente, se informati con correttezza”.
L’Italia è un paese di donatori?
“Siamo secondi in Europa dopo la Spagna. Certo, esistono aree — alcune regioni del Sud in particolare — dove abbiamo meno volontari e, quindi, meno informazione. Ma nel complesso siamo un paese solidale”.
È vero che copriamo solo il 50 per cento del fabbisogno trapiantistico?
“Abbiamo circa ottomila persone in lista d’attesa. Ogni anno si eseguono circa 4.500 trapianti, ma entrano in lista altrettanti nuovi pazienti, mantenendo il numero stabile. Tra i potenziali donatori deceduti e certificati idonei al prelievo, il 30 per cento non arriva alla donazione per opposizioni espresse in vita dal defunto o dai familiari. Parliamo di 2.000 trapianti persi ogni anno, considerando che un donatore medio fornisce quattro o cinque organi trapiantabili”.
Chi entra in lista ha una sopravvivenza molto limitata?
“È un’affermazione inesatta. Per il rene esiste la dialisi e la sopravvivenza si misura in anni. Cuore e fegato sono certamente più urgenti. Ma si entra in lista solo quando tutte le altre terapie hanno fallito”.
“Questo cuore è duro come una pietra, non farà mai un battito”: le parole del chirurgo di Domenico davanti all’organo ‘bruciato’
Per i trapianti cardiaci pediatrici la disponibilità è bassissima, statisticamente uno ogni quattro-sei mesi.
“È inevitabilmente minore, perché un bambino può ricevere solo da un altro bambino. Mi addolora sempre la morte di un piccolo, ma ci sono genitori straordinari che scelgono di donare per regalare speranza ad altre famiglie”.
Cosa direbbe a Patrizia, la madre del piccolo Domenico?
“Da mamma e nonna, le manderei un abbraccio grandissimo. Capisco il suo dolore immenso. Ma Patrizia si è dimostrata straordinaria: si batte per la verità e perché nessun altro bambino debba affrontare lo stesso calvario del suo Domenico”.
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