Ginnastica ritmica nella bufera. Allenatrice accusata di abusi. Il pm chiede l’archiviazione
Un vero e proprio tsunami si è abbattuto sulla società Ginnastica Estense Otello Putinati di Ferrara dopo il procedimento federale che riguarda l’allenatrice Livia Ghetti, accusata da due allieve di pressioni psicologiche e abusi. Mentre la giustizia sportiva fa il suo corso (la decisione è attesa prima dell’estate), è stato aperto anche un fascicolo penale in Procura. Dopo aver sentito le parti, il pm Andrea Maggioni ha chiesto l’archiviazione; le parti offese potrebbero opporsi. Deciderà il giudice se andare avanti. Intanto, l’accusa di maltrattamenti ha scatenato una bufera sul mondo della ginnastica ritmica ferrarese.
La vicenda non è finita soltanto sotto i riflettori della procura. Sulle accuse di presunti abusi sulle allieve attribuiti a Ghetti, come detto, c’ è al lavoro anche la giustizia sportiva. Dopo le accuse tante le manifestazioni di affetto nei confronti dell’allenatrice, che arrivano via social e non solo. Si parla di una professionista del settore. L’allenatrice vanta infatti al suo attivo un lungo curriculum di successi, non ultimi quelli mondiali con atlete del calibro di Alessia Maurelli e Martina Santandrea.
Sul fronte del procedimento federale nel quale la donna si sta difendendo, ieri avrebbe dovuto tenersi una nuova udienza, ma è stata rinviata. L’attesa per conoscere il verdetto del tribunale della Federazione Ginnastica d’Italia, visti i tempi rapidi della giustizia sportiva (in genere 90 giorni per la sentenza), non dovrebbe comunque essere lunga.
Un passo indietro. A dare il via alla vicenda è stata la denuncia di un paio giovani atlete che hanno segnalato i presunti comportamenti scorretti. A portarli alla luce, una recente sentenza del tribunale della Fgi. L’atto, che sanziona la società per una questione tecnica, non si esprime sui presunti abusi (al centro di altro procedimento), ma li ripercorre nel dettaglio. Secondo le contestazioni, l’allenatrice avrebbe "proferito insulti nei confronti" di alcune ginnaste, con espressioni come "faccia da insulsa", "stupide", "deficienti", "siete delle m.", "teste di c.", "non valete niente".
Le ipotizzate offese si sarebbero anche concentrate sull’aspetto fisico delle ragazze, le quali sarebbero state definite "balene", "ciccione", "maiali". Frasi che, scrive il tribunale federale, "generavano turbamento nelle ginnaste, in particolare sulle più piccole", una delle quali "scoppiava in lacrime". Ma non è tutto. Il documento parla anche di "abuso psicologico in ambito sportivo" e "manipolazione autoritaria", oltre alla "svalutazione sistematica per ridurre l’autostima".
Alle violenze verbali, l’atto aggiunge anche presunte aggressioni fisiche. Si parla infatti di "tirate di capelli e schiaffi" a una allieva che sarebbe poi stata afferrata per il collo e graffiata. A due ragazze sarebbero poi state tagliate "con violenza le unghie perché ritenute troppo lunghe", mentre in alcune occasioni l’allenatrice avrebbe lanciato attrezzi ginnici, come un cerchio o delle clavette. Ma non è finita. La ricostruzione del tribunale della Federazione ginnastica elenca anche altri episodi, nei quali l’istruttrice avrebbe "comminato punizioni alle ginnaste" consistenti nel "non farle bere o andare in bagno".
