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Castori, la prima volta da ex fu con il Varese

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03.04.2026

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Fabrizio Castori di ritorno al Manuzzi. Non sarà mai una gara come le altre, né per lui, né per Cesena. Se Bisoli è il tecnico più vincente della storia bianconera, l’attuale allenatore del Sudtirol (che in città ha da tempo un appartamento nella zona Montefiore) resta il più amato dai tifosi. Certo i risultati non sono mancati (una promozione in B, una Coppa Italia di C, i playoff in cadetteria, una salvezza strepitosa nel 2018 resa poi inutile dal fallimento societario) ma è stata l’empatia con la piazza a risultare devastante: umana, caratteriale, passionale. Solo al Manuzzi però il mister marchigiano, combattente nato, è andato in difficoltà palese, traballando, confuso, spaesato. Proprio lui, l’allenatore che un annetto fa ha superato il record di presenze di panchine cadette di Guido Mazzetti (572) e che lunedì timbrerà la sua partita numero 1.505 da tecnico vincendo tutte le categorie dalla Terza alla B. Eppure in quel posticipo cadetto del primo ottobre 2012 andò in apnea, travolto dalle impetuose onde dell’amore dei supporter cesenati. Quella sera per la prima volta tornava infatti al Manuzzi da avversario, alla guida di un Varese che a fine stagione si classificò settimo. Quel match i suoi biancorossi lo persero 2-0 contro il Cesena di Bisoli: reti di Comotto al 34’ e di Defrel in pieno recupero. Prima del match diventò volentieri ostaggio della gratitudine di una città intera. Prima una targa dal Cesena per l’indimenticabile passato, poi si recò sotto la Curva Mare e iniziò a barcollare, rischiando di cadere, felice e confuso: striscioni, cori. "Anche con altri colori questo sarà sempre il tuo stadio", "Cesenate adottivo primo tra i trascinatori, benvenuto mister Castori" furono solo alcuni dei messaggi viscerali che ricevette emozionato, quasi stordito. Un tifoso gli mise al collo una sciarpa bianconera. Continuò la sua passerella di ringraziamento convinto di avere superato, anche se con molta fatica, il momento emotivamente più difficile. Così si recò sempre con passo incerto sotto il settore dei distinti e qui fu il tracollo; vennero infatti srotolati a cascata, dall’alto verso il basso, striscioni che lo inneggiavano. Provò ad andare verso la panchina, la sbagliò clamorosamente, diretto verso quella bianconera, non quella degli ospiti. Perse la partita, sì anche un guerriero, un professionista esemplare come Fabrizio Castori quella sera si ‘schiantò’ contro quel muro di amore che Cesena sa dare a chi lo merita.

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