Erbazzone Igp alla sfida dell’export, Mammi: “È come un’opera d’arte”
Festeggiamenti per il marchio Igp ottenuto dall'Erbazzone
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Reggio Emilia, 25 marzo 2026 – Un filo sottile e saporito lega i campi di bietole del nostro crinale ai tavoli dell’Unione Europea: da oggi quel filo ha il sigillo dell’oro e del blu. L’Erbazzone Reggiano ha conquistato il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta), diventando ufficialmente la 45esima eccellenza certificata dell’Emilia-Romagna. L’annuncio, arrivato ieri in Regione, segna il traguardo di un percorso di coesione territoriale iniziato nel 2022 e destinato a cambiare le sorti commerciali di quello che, per i reggiani, non è mai stato un semplice ‘cibo povero’, ma un vessillo d’identità. Torta salata, di forma rotonda o rettangolare, la ricetta tradizionale reggiana la vuole composta da lardo, spinaci, bietole, aglio, pangrattato, cipolla e parmigiano reggiano. La proclamazione non è solo un atto formale: nei prossimi giorni il riconoscimento sarà ufficializzato nella Gazzetta Ufficiale europea. Ma è nei numeri che si legge la portata dell’evento. L’Emilia-Romagna consolida la sua leadership come capitale europea del cibo: una Food Valley che nel 2025 ha visto il valore di cibo, vino e condimenti toccare quota 37 miliardi di euro, con ben 10 miliardi derivanti dalle esportazioni. In questo ecosistema, la sola filiera agricola vale 7 miliardi, di cui 4 generati esclusivamente dai prodotti DOP e IGP. Ma ci sono i valori, oltre l’economia.
“È con orgoglio che aggiungiamo al nostro paniere l’Erbazzone, un prodotto visceralmente legato alla mia terra e alla nostra storia, - ha commentato felice l’assessore regionale all’Agricoltura, il reggiano Alessio Mammi. Per l’assessore, il marchio IGP travalica il dato di bilancio: - Questi prodotti hanno un valore sociale perché nascono spesso nei territori rurali più distanti dai centri urbani, creando occupazione e presidio della comunità. L’Erbazzone riafferma l’idea che il cibo non è una semplice commodity, ma un patrimonio culturale, quasi un’opera d’arte che l’Europa ora tutela legalmente”.
Mammi ha poi garantito l’impegno della Regione per spingere il prodotto oltre i confini nazionali: “Lavoreremo per farlo conoscere ovunque, soprattutto all’estero, garantendo ai consumatori la sicurezza di un disciplinare rigoroso”. Se il riconoscimento europeo è un punto d’arrivo, per i produttori locali rappresenta il ‘chilometro zero’ di una nuova sfida. Matteo Cugini, vicepresidente dell’associazione Produttori dell’Erbazzone Reggiano, ha espresso la soddisfazione di chi ha visto compiersi un miracolo associativo più volte tentato in passato. “Siamo felici, ma consapevoli di essere solo all’inizio, - ha spiegato Cugini. Il prossimo passo è già tracciato: la trasformazione dell’associazione in un Consorzio di tutela - Stiamo cercando nuovi soci, vogliamo coinvolgere anche i piccoli forni del territorio. Non ci ha spaventato arrivare fin qui e non ci spaventa proseguire oltre”.
Con l’IGP, l’Erbazzone entra in una blindatura legale che ne impedisce le imitazioni e ne certifica il legame indissolubile con la provincia di Reggio Emilia. Dalla scelta delle materie prime alla sapiente preparazione della sfoglia con i riccioli di lardo, ogni passaggio sarà ora un marchio di garanzia per il mondo intero. Reggio celebra così il suo ‘scarpasoun’, che da merenda della tradizione contadina si prepara a diventare ambasciatrice globale del saper fare reggiano.
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