Virginia e l’azienda agricola ereditata dal nonno: “I tesori della terra per rilanciare la collina”
Virginia Lo Rizzo col compagno Peter Toschi
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Ravenna, 19 marzo 2026 – Nelle colline di Casola Valsenio, martoriate dalle frane, un moto di speranza viene da giovani donne che hanno intrapreso percorsi professionali nell’ambito delle aziende agricole di famiglia. A Sant’Apollinare, la ventinovenne Francesca Pifferi, laureata in Tecnologie alimentari, commercializza i prodotti del castagno. A Trario, Cecilia Schiassi, 25 anni, studi di agraria, dopo che le frane hanno distrutto le sue coltivazioni di ribes e mirtilli, si è dedicata ai castagni e ai prodotti orticoli. A San Rufillo, Genny Morara, 40 anni, alleva chiocciole per uso cosmetico e alimentare. Poi a Renzuno, Virginia Lo Rizzo, 33 anni e due figlie, conduce l’azienda agricola ‘Tenute Tozzi’, producendo vino, olio e frutta in terreni che godono del microclima creato dalla Vena del Gesso che ferma nebbia e venti freddi del Nord.
L’azienda era del nonno
“L’azienda – spiega Virginia – è stata impiantata una decina di anni fa da mio nonno, Franco Tozzi, imprenditore ravennate originario di Casola Valsenio, del quale, nel 2019, ho accettato la proposta di dedicarmi all’agricoltura. Prima mi ha affidato la conduzione di una piccola azienda siciliana che produce vino e olio sulle pendici dell’Etna, poi l’azienda di Casola, lasciandomi libera nelle mie scelte. Oggi, oltre alla cantina, contiamo sei ettari di oliveto di varietà Nostrana inserito nella Dop Brisighella, dieci ettari di frutteto e dieci di vigneto”. I prodotti di quelle coltivazioni, Virginia Lo Rizzo li presenterà domani sera, alla locanda ‘Il Cardello’ di Casola Valsenio, iniziando con l’assaggio del suo olio Evo al quale la rivista Bibenda ha assegnato cinque gocce, massimo punteggio. Poi, i vini in abbinamento ai piatti: un Manzoni Bianco Igp, un Pinot Nero Igp, un Merlot Igp e un’Albana passito Docg.
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I vini esportati in America
E proprio a proposito di vino e mercato, soprattutto verso gli Stati Uniti dopo i dazi, Virginia racconta: “In febbraio ho partecipato a ‘Wine Paris’, importante fiera internazionale del vino. Noi esportiamo i nostri vini a Los Angeles e New York per cui ho avuto contatti con importatori americani, apparsi un poco preoccupati, coi quali però ho concluso accordi soddisfacenti, forse perché abbiamo una piccola produzione, circa 40mila bottiglie, mentre credo non sia così per i grandi produttori. Ho rilevato con piacere l’apprezzamento degli importatori americani verso i nostri autoctoni: Sangiovese e Albana”. Oltre alla promozione, Virginia gestisce l’azienda, “seguendo la produzione e la commercializzazione, mentre il mio compagno, Peter Toschi, segue, con operai, la gestione agricola. Comunque capita anche a me di ‘sporcarmi le mani’ quando c’è necessità. Dall’altro canto sono presidente della sezione ravennate di vitivinicoltura della Confagricoltura e faccio parte del direttivo delle ‘Sbarbatelle’, un’associazione molto attiva di un centinaio di produttrici di vino sotto i 40 anni”. Con questo insieme di impegni e attività Virginia Lo Rizzo rappresenta un esempio di giovane e moderna imprenditrice agricola.
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