Luigi Gallo è il nuovo direttore dei musei dell’Emilia Romagna: “Ho tanti progetti per valorizzarli”
Bologna, 20 febbraio 2026 – La Pinacoteca di Bologna e i musei nazionali dell’Emilia-Romgna hanno da ieri un nuovo direttore: si tratta di Luigi Gallo, finora alla guida del Palazzo Ducale di Urbino e dei musei marchigiani, nonché (ad interim) dei musei del Vomero a Napoli.
Romano, storico dell’arte, 59 anni, vanta un curriculum diversificato, dalla docenza alla curatela, dalla saggistica alla ricerca fino agli ultimi anni trascorsi appunto nella galleria marchigiana. Lo incontriamo all’indomani della nomina, arrivata nella serata di mercoledì.
Gallo, cosa rappresenta questo incarico per lei?
«Sono onorato di essere stato nominato e riconoscente nei confronti di chi mi ha scelto avendo fiducia in me. Ci metterò tutto il cuore, una cosa che credo mi contraddistingua».
«È una patria della storia dell’arte, una città intrisa di cultura. È un immenso onore sedere nell’ufficio di Andrea Emiliani, di Cesare Gnudi e altri grandi storici dell’arte».
«La conosco bene, ci sono stato tante volte nel corso della vita. Feci anche dei seminari all’università quando ero un giovane ricercatore, chiamato dal mio correlatore di laurea».
Un’opera bolognese che ama?
«Quando vado in centro passo sempre in San Petronio a vedere il San Rocco di Parmigianino: quell’opera mi commuove ogni volta e sono contento di poterla vederla più spesso».
Quindi conoscerà anche la Pinacoteca.
«Certamente: è un onore lavorare in un luogo così importante per la storia dell’arte italiana. Vengo dal Palazzo Ducale di Urbino, che è il non plus ultra per il Rinascimento; passo alla Pinacoteca che invece raccoglie una tradizione pittorica unica come quella della Scuola bolognese. Un percorso cronologico e logico che sicuramente va rispettato, nato dai ragionamenti di grandi storici dell’arte».
A Urbino c’è un grande cartone di Carracci; a Bologna la ’Santa Cecilia’ di Raffaello. Saranno possibili future sinergie?
«Sì, le collaborazioni sono fondamentali fra i musei italiani. Raffaello è il filo conduttore di un rinnovamento cinquecentesco della pittura in Emilia Romagna, e la Santa Cecilia è un cardine di questa rivoluzione. Il cartone dei Carracci arriva a Urbino tramite percorsi dinastici, un po’ per caso, ma è un capolavoro che tra l’altro è appena ritornato da una grande mostra al Louvre, incentrata sugli studi dedicati al naturalismo della seconda metà del ’500 a Bologna».
Ha sentito il suo predecessore ad interim Costantino d’Orazio?
«Sì, ci siamo scritti. Nelle prossime settimane ci vedremo».
Lei dirigerà anche i musei nazionali regionali, come nelle Marche.
«La direzione regionale è una grande opportunità per comprendere e valorizzare il territorio e sono convinto che il lavoro nelle varie sedi sarà stimolante».
Nelle realtà che dovrà gestire c’è anche la rocca di San Leo, un legame con Urbino.
«Sì, ma penso anche a Palazzo Milzetti di Faenza e ad altri siti: sono tutti davvero interessanti».
Mostre che le piacerebbe fare a Bologna?
«Tantissime! Una ad esempio sulla professione del pittore a Bologna fra Cinque e Seicento, ma anche una sul ’700, un secolo meno noto».
A Urbino ha aperto il palazzo a eventi e istituzioni. Pensa di replicare?
«Ci si deve lavorare, il museo è di tutti».
