Bologna-Roma, la sfida è servita. Max Poggi: “Berna, l’ingrediente base”. Flavio Cipriani: “Se Orso non gioca è meglio”
Flavio Cipriani, romanista verace, e Max Poggi, grande tifoso rossoblù: i due chef cucina la ricetta ideale del derby italiano in Europa League
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Bologna, 11 marzo 2026 – Cosa staranno cucinando Italiano e Gasperini, lo scopriremo domani, quando alle 18.45 il Dall’Ara apparecchierà l’andata di un Bologna-Roma che vale una stagione. Un derby italiano, centottanta minuti per decidere chi uscirà con un biglietto per i quarti di finale di Europa League. L’attesa in città bolle come una pentola che minaccia di scoppiare.
Bene o Malen: Italiano studia le contromisure
Massimiliano Poggi - per i più, semplicemente Max Poggi - con le pentole ha trasformato il cibo in arte. Bolognese, classe 1969, ha fatto della cucina la sua vita: a 21 anni ha aperto il primo ristorante, ’Al Cambio’, per poi avventurarsi in altre esperienze di successo (’Vicolo Colombina’, ’Massimiliano Poggi Cucina’) fino alla sua creatura più giovane, ‘Serra Sole’. Max è tifosissimo del Bologna e firma il menù che in tutte le partite casalinghe viene servito in Terrazza Bernardini.
La storia di Flavio Cipriani, invece, ha le radici piantate a Roma, più precisamente a Garbatella, zona sud, il quartiere popolare. Vicoli e palazzine colorate: qui, dove la vera romanità è di casa, Ettore Scola ha ambientato il suo ’C’eravamo tanto amati’. Qui Cipriani gestisce una piccola pizzeria al taglio per poi decidere di buttarsi, un po’ alla Bastianich, in una nuova sfida lontana, a Bologna, dove 10 anni fa apre ‘Pistamentuccia’, oggi declinata in due locali diversi: una pizzeria e un ristorante. Manco a dirlo, Flavio è romanista. A Poggi e Cipriani abbiamo chiesto di mettere in tavola le emozioni per questo euroderby.
L’intervista allo chef rossoblù Max Poggi
Poggi, quando nasce la passione per il Bologna?
"Il 31 dicembre 1977, la mia prima gara allo stadio, mi portò mi nonno. Allora si organizzava il ‘Torneo di Capodanno’: il Bologna battè l’Inter 1-0, il vecchio Dall’Ara tremava tutto ai gol e, quando segnammo, io, bambino, rimasi terrorizzato".
Il rossoblù della sua infanzia?
"Beppe Savoldi, era il mio idolo: fu una pugnalata quando passò al Napoli".
Senta, si può dire che uno chef è come un allenatore di calcio?
"Sì, penso ci siano tante analogie: noi siamo dei piccoli tecnici, con una squadra da gestire, talenti da valorizzare, il tutto con tanta pressione. Io, però non sono uno chef: mi sento un cuoco, un bravissimo cuoco. Ma sono due mestieri diversi. Amo il cibo, gli odori, sporcarmi le mani tra stufa, forno, coltelli. Il cuoco è operativo, lo chef è più un direttore d’orchestra: nel calcio, è il manager all’inglese".
Vincenzo Italiano è più cuoco o chef?
"Italiano è assolutamente un cuoco. Per me è un grandissimo allenatore che, però, per la prima volta in carriera forse si trova a gestire una situazione complicata. Può darsi che non dipenda tutto da lui, ci sono tanti fattori esterni. Di sicuro non è uno sprovveduto. Poi, certo, per essere un grande allenatore, ancora gli manca saper gestire le difficoltà".
Quando un ristorante non va, a volte si cambia il menù...
"Se uno è specializzato in un tipo di cucina, non può reinventarsi in un altro. Vale anche per Italiano: lui ha sempre fatto questo calcio, molto offensivo, pressing alto, tanta intensità. Fino a novembre ha funzionato alla grande. Poi ora può anche cambiare gioco, ma non sarà mai il suo forte".
I calciatori come ingredienti: chi non toglierebbe mai dal Bologna?
"In questo momento, non toglierei mai Bernardeschi, per la carica motivazionale che ha, la faccia che ha: rabbiosa, determinata. Anche se mi dispiace per Orso, croce e delizia nostra da sempre. A 29 anni non cambia più, peccato. Ma se fosse costante, sarebbe da Real Madrid".
L’ingrediente che toglierebbe invece alla Roma?
"Le toglierei Gasperini, allenatore cattivo: non molla mai un crostino, non si accontenta mai, ha raccolto risultati grandiosi con tutte le squadre. Forse non è adatto alle grandissime società: quando vai in quelle, non alleni solo la squadra, ma anche l’ambiente e i tifosi".
Il piatto per Bologna-Roma?
"Domani in Terrazza Bernardini, proporremo un nostro pollo ai peperoni: è una ricetta tipica romana che abbiamo rivisitato alla emiliana. Facciamo invece dei pezzi di peperoni, una crema con ristretto di pollo arrostito e insalatina di puntarelle. Un piatto pazzesco".
L’intervista allo chef romanista Flavio Cipriani
Cipriani, lei è cresciuto a pane e Totti, immaginiamo.
"Per forza, non può che essere così per uno del 1986. Sono diventato grande con le sue giocate. Oggi purtroppo giocatori così non ce ne sono mica più".
Ma come ci è finito un romano a Bologna?
"Io nasco pizzaiolo, avevo una pizzeria al taglio a Garbatella. Mi ero stancato di Roma e, dopo la scomparsa di mia mamma, volevo cambiare aria: così sono partito e ho aperto ‘Pistamentuccia’. Il primo anno e mezzo siamo andati malino, poi è arrivato mio papà ad aiutarmi. E’ stata dura: catapultato in un’altra città, passando da un localino di venti metri quadrati a un ristorante".
Chi, invece, non pare aver patito il cambio città è Gasperini…
"All’inizio, per la piazza che è Roma, pensavo facesse più fatica. Invece mi ha sorpreso. In questo momento, però, non mi convince nelle scelte, nei cambi: il gioco c’è, ma non può perdere nove partite. E’ vero che abbiamo tanti infortunati, ma non capisco questa ostinazione di far giocare sempre Pellegrini, quando c’è gente più pronta: tipo El Aynaoui, penso a Venturino. A Genova erano tutti fuori ruolo e abbiamo perso".
Vede la Roma favorita?
"Assolutamente no. E’ una sfida apertissima e particolare: è un ottavo di finale tra due squadre che si conoscono, fa storia a sé, non è una gara di campionato. Speriamo che il Bologna non torni quello di prima, perché ci manderebbe davvero in tilt".
L’ingrediente che toglierebbe alla squadra di Italiano?
"Se non gioca Orsolini, è meglio. Ci ha sempre fatto male. Anche se l’anno scorso lui e il Bologna ci fecero un grande favore battendoci: l’esonero di Juric".
L’ingrediente che, invece, non toglierebbe mai dalla Roma?
"Ad oggi dico Malen, per forza. E’ qualcosa di indescrivibile, questo ragazzo: è stato quasi un miracolo. Sono anni, dopo Dzeko, che non avevamo un attaccante così: lo vedi che tocca tre palloni e crea pericoli".
Domani sarà allo stadio?
"Sì, porterò i miei due figli, sarà la loro prima volta al Dall’Ara, in una notte così, mica poco. Il mio primo ricordo, invece, da tifoso giallorosso è tremendo: 18 febbraio 1996, ero un bambino, mio padre non amava lo stadio, quindi accettai di andare con un suo amico che, però - piccolo particolare - era tifoso laziale. Risultato: mi ritrovai in curva nord e andò male, malissimo. Mani di Lanna, rigore di Signori e vittoria della Lazio uno a zero".
Beppe-gol lo ha ritrovato a Bologna…
"Sì, lo incontro spesso. La prima volta che lo incrociai, gli dissi: ‘Pensa che m’hai fatto piagne’. Lui: ’Immagino di gioia’. ‘No, io sono romanista...’". Il piatto di Bologna-Roma? "Una bella amatriciana: un po’ piccante, dà la spinta, c’è la sostanza, saporita, intensa come dev’essere questa partita".
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