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Fabio Roversi-Monaco, il lungo addio: cerimonia in Santa Lucia e funerali in cattedrale con Zuppi

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30.03.2026

Fabio Roversi-Monaco, oggi la cerimonia in santa lucia e i funerali in cattedrale con l’arcivescovo

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Bologna, 30 marzo 2026 – In ateneo e nella città: si terrà oggi l’ultimo saluto di Bologna al Magnifico rettore Fabio Roversi-Monaco. Le esequie prevederanno un primo momento fra le mura dell’Università, nella ’sua’ Santa Lucia, e successivamente il funerale nella cattedrale di San Pietro.

Il lungo addio a Roversi-Monaco, rettore dell’Alma Mater dal 1985 al 2000, comincerà appunto nell’Aula Magna di Santa Luci: alle 11 si apriranno le porte e dalle 12.30 alle 14 sarà possibile rendere omaggio al feretro.

Alle 12 prenderanno il via le esequie accademiche, con un breve ringraziamento da parte della famiglia, seguito dagli interventi istituzionali di professori e allievi di Roversi-Monaco.

Alle 14,30, invece, inizierà il funerale in San Pietro: A presiedere la cerimonia sarà l’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi.

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Roversi-Monaco, morto venerdì all’età di 87 anni, aveva particolamente a cuore Santa Lucia perché il suo recupero fu il cuore della rivoluzione urbana che consentì all’Università di Bologna di dare una seconda vita agli antichi palazzi e ai conventi in stato di abbandono che punteggiavano il tessuto urbano. L’elenco è sterminato: il Collegio Nuovo dei Gesuiti diventò ildipartimento di Lingue; l’ex carcere di San Giovanni in Monte fu convertito nell’attuale dipartimento di Storia, culture e civiltà; il complesso di Santa Cristina venne trasformato nel quartier generale della facoltà di Storia dell’arte; Palazzo Marescotti divenne la casa del dipartimento di Musica e Spettacolo, mentre a Palazzo Hercolani approdò Scienze politiche.

Un progressivo espandersi dell’università più antica dell’Occidente oltre i confini di via Zamboni, all’interno della porzione orientale del centro storico e da lì ancora verso est, in direzione della Caab e della facoltà di Veterinaria, che ha trovato sede a Ozzano, e più oltre ancora verso la Romagna, che in queste ore ha omaggiato il rettore per aver portato a Ravenna, Rimini, Forlì e Cesena quegli studenti che hanno modificato il dna urbano, consentendo a quelle città, fra le altre cose, di aprirsi a nuovi orizzonti, e di contenere il declino demografico.

Un’attività instancabile, quella di Roversi-Monaco volta alla restituzione alla città di spazi pubblici, proseguita alla guida della Fondazione Carisbo – ebbero nuova vita Casa Saraceni (oggi sede dell’ente) ma anche Palazzo Pepoli, diventato Museo della storia di Bologna – e Genus Bononiae, che riportò alla vita anche San Colombano, Palazzo Fava e il percorso museale di Santa Maria della Vita, luogo dell’anima per definizione di Pier Paolo Pasolini.

Sin dalle ore successive alla sua scomparsa, sono stati centinaia gli attestati di stima arrivati a Fabio Roversi-Monaco: fra questi, quelli dell’ex premier Romano Prodi e del senatore Pier Ferdinando Casini, grati, fra le altre cose, per come Roversi-Monaco aveva portato Bologna nel mondo, facendone interprete di un presente in evoluzione, attribuendo la laurea ad honorem a François Mitterrand – allora impegnato nel complesso processo di assemblamento dell’Unione Europea – al Dalai Lama, all’oppositore cecoslovacco Alexander Dubček, al premier greco Andreas Papandreou, tra i fautori del ritorno alla democrazia dopo il regime dei colonnelli, al pedagogista e oppositore brasiliano Paulo Freire, al padre dell’indipendenza senegalese Léopold Sédar Senghor, e financo a Nelson Mandela (l’unico che non potè ritirarla di persona, essendo a quel tempo ancora incarcerato).

Un’idea di università che non si limitava alle funzioni di insegnamento e di ricerca, ma che rivendicava il proprio ruolo nel mondo quale bussola dei destini dell’umanità, ruolo esplicitato con le celebrazioni per il IX centnario dell’Università e la contestuale Magna Charta, e nel 1999 con la Dichiarazione di Bologna, testo che vede incarnati i valori di indipendenza e libertà della ricerca accademica.

Un legame, quello con l’Università, che ebbe la meglio su tutte le altre possibili direzioni che la vita gli aveva presentato: un posto in Parlamento – offertogli prima da Giovanni Spadolini e poi da Silvio Berlusconi – il ruolo di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, ma anche una candidatura a sindaco di Bologna, propostagli in ticket da Giorgio Guazzaloca, rifiutata, questa sì, con seguenti forti rimpianti.

Come forma di ricordo, la famiglia non ha chiesto fiori ma ha suggerito offerte all’Hospice Seragnoli di Bentivoglio.

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© il Resto del Carlino