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Macchine al risparmio. Auto sempre più vecchie. La crisi frena l’acquisto

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02.03.2026

La media a Ferrara è quasi d’un auto per ogni abitante

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Sette auto ogni dieci abitanti. E a Ferrara quasi una per ciascuno. Il motore romba, il paradosso pure. Perché mentre le vetture aumentano e invecchiano, le officine chiudono. È la fotografia scattata dall’Ufficio studi della Cgia: un’Italia sempre più motorizzata e sempre meno "riparata". Partiamo da casa nostra. In provincia di Ferrara circolano 697 auto ogni mille abitanti: siamo al 65esimo posto in Italia, appena sotto la media nazionale che è di 701.

In Emilia-Romagna fanno meglio – o peggio, dipende dai punti di vista – Ravenna con 725, Reggio Emilia con 793, Modena con 703, mentre Bologna si ferma a 628. La nostra è dunque una provincia ad alta densità di lamiera, ma non un’eccezione nel panorama regionale. Il dato regionale, del resto, corre: in Emilia-Romagna le auto sono passate da 2 milioni e 754 mila nel 2014 a oltre 3 milioni e 82 mila nel 2024. Un balzo dell’11,9%, in linea con la media italiana (+11,5%). A livello nazionale il parco circolante ha superato ormai quota 41 milioni e 300 mila vetture. Non solo: quasi un’auto su quattro ha più di vent’anni (24,3%). Peggio fa solo la Spagna (25,6%), molto meglio Francia (12,5%) e Germania (10%). Tradotto: tante auto e pure anziane. Un Eldorado per chi ripara? Non proprio. Perché mentre il numero di vetture cresce, quello degli autoriparatori scende. In Emilia-Romagna le imprese attive erano 6.066 nel 2014, oggi sono 5.397: meno 669 attività, pari a un calo dell’11%. In provincia di Ferrara la sforbiciata è ancora più netta: da 449 officine a 372 in dieci anni. Ne sono sparite 77, il 17,1% in meno. Una contrazione più pesante rispetto a quella che è la media regionale e ben oltre quella nazionale (-10,1%). Non siamo un caso isolato. Nella regione Marche il calo è stato del 15,6%, in Abruzzo del 16,2%, in Puglia del 15,9%. A livello provinciale fanno peggio Fermo (-20,7%) e Pescara (-20,5%). Ma il segnale è chiaro: la rete delle autofficine indipendenti si sta assottigliando ovunque. Le ragioni? Costi di gestione in salita – affitti, energia, smaltimento rifiuti speciali – margini sempre più compressi e clienti che comprano i pezzi magari online. Poi la rivoluzione tecnologica: centraline, sensori Adas, ibride ed elettriche. Per restare al passo servono investimenti importanti e una formazione che deve essere continua. Non tutti ce la fanno. E quando il titolare va in pensione, spesso non c’è un giovane pronto a raccogliere il testimone. Con il rischio che si spengano le luci di quelle che sono attività storiche, attività di famiglia con una lunga tradizione.

Il risultato è un cortocircuito tutto italiano: il Paese europeo con più auto per abitante e tra le più vecchie, ma con meno artigiani pronti a metterci le mani sopra. Ferrara non fa eccezione. Anzi, con un calo delle officine superiore alla media regionale, rischia di pagare un prezzo doppio: più domanda potenziale e meno offerta sul territorio. La sfida, allora, non è solo industriale ma culturale. Incentivi agli investimenti, formazione tecnica, valorizzazione dei mestieri artigiani. Perché senza officine non basta avere il pieno: prima o poi, qualcuno dovrà pur alzare il cofano.

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© il Resto del Carlino