Criterio di residenzialità storica. Lettera dei Comuni alla Regione: "Serve un chiarimento formale"
Il tavolo di concertazione
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C’è un punto fermo, in una partita che rischia di trasformarsi in un braccio di ferro istituzionale: i Comuni non intendono muoversi in ordine sparso. E soprattutto non intendono farlo nel limbo dell’incertezza normativa. È la prima risposta formale – e politicamente trasversale – alla circolare diffusa dall’assessore regionale alle Politiche abitative, Giovanni Paglia, dopo il pronunciamento della Corte costituzionale sul tema della residenzialità storica per l’assegnazione delle case popolari. Una risposta che mette insieme amministrazioni di ogni colore politico, riunite nel Tavolo provinciale per le politiche abitative. A scrivere al presidente della Regione, Michele de Pascale, è l’assessore alle Politiche abitative del Comune di Ferrara, Cristina Coletti, in qualità di presidente del Tavolo. Il tono è istituzionale, ma la sostanza è netta: serve un atto legislativo, non una nota interpretativa. Nel documento, sottoscritto dai Comuni di Ferrara, Argenta, Bondeno, Cento, Codigoro, Comacchio, Copparo, Goro, Jolanda, Masi Torello, Mesola, Ostellato, Poggio, Portomaggiore, Riva del Po, Terre del Reno, Tresignana, Vigarano e Voghiera, si chiede alla Regione di chiarire formalmente come intenda declinare sul territorio i principi indicati dalla Consulta. Il nodo è noto: la sentenza della Corte Costituzionale rimette al legislatore regionale la definizione degli indicatori dello stato di bisogno e degli elementi di "prospettiva di stabilità" o "radicamento". Ma – è la linea dei Comuni ferraresi – quella scelta spetta alla politica regionale, non può essere surrogata da una circolare. "È necessario che la Regione si esprima in modo chiaro e formale. Non esiste che i Comuni vengano messi in condizioni di incertezza. Le circolari o le note interpretative non hanno forza legislativa e non possono sospendere o superare norme regionali pienamente vigenti", scandisce Coletti. "Se la Regione intende cambiare i criteri di assegnazione dell’Erp, eliminando i punteggi premiali sulla residenzialità storica, lo faccia con un atto legislativo – insiste Coletti – e si assuma la responsabilità politica di quella scelta senza trincerarsi dietro la sentenza della Corte Costituzionale". Il passaggio è anche politico. Il sindaco Alan Fabbri, in un’intervista al Carlino, era stato chiarissimo: no al superamento del principio di residenzialità storica come criterio di equità nell’assegnazione delle case popolari. Ora quella posizione trova una sponda istituzionale ampia, che va oltre i confini del capoluogo. "Non accettiamo che si generi incertezza amministrativa scaricando sugli enti locali il peso di una decisione che compete alla Regione", aggiunge Coletti. E ancora: "La residenzialità storica è un criterio di equità sociale e non un parametro ideologico. È uno strumento che risponde a una concreta esigenza di equilibrio e sostenibilità del sistema". Anche realtà storicamente amministrate dal centrosinistra – come Ravenna, Modena e Reggio – hanno adottato regolamenti che prevedono punteggi legati agli anni di residenza.
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