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Avis, spese non giustificate: l'ex presidente Rossi condannato a risarcire 40mila euro. “Pronto a fare ricorso”

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19.03.2026

Claudio Rossi, ex presidente dell’Avis provinciale

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Imola, 19 marzo 2026 – Un danno erariale da oltre 40mila euro, legato all’uso improprio di fondi e mezzi associativi: così ha stabilito la Corte dei conti dell’Emilia-Romagna condannando l’imolese Claudio Rossi, 59 anni, all’epoca dei fatti contestati presidente di Avis provinciale, al risarcimento in favore dell’Ausl di Bologna e del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Secondo quanto ricostruito nella sentenza, Rossi, che da segretario della sezione di Castel Guelfo era stato eletto a giugno 2020 al vertice provinciale dell’Associazione volontari italiani del sangue, guidata fino ad aprile 2022, avrebbe effettuato “prelievi e spese non giustificate” e utilizzato “in modo reiterato gli automezzi di proprietà di Avis per ragioni personali”. Le verifiche, condotte anche dalla Guardia di finanza, hanno portato a contestare un danno patrimoniale complessivo di 40.588,18 euro. Per gli stessi fatti, Rossi è già stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale di Bologna con l’accusa di peculato. Il processo è nella fase dibattimentale.

Nel dettaglio, tra il 2021 e i primi mesi del 2022 ci sono prelievi con bancomat attributi a Rossi per 44.510 euro, di cui “non risultavano documentate spese per euro 25.100”. A questi si aggiungono utilizzi della carta di credito per oltre 17mila euro, con una quota ritenuta “di carattere personale” oppure eccedente i limiti fissati dal regolamento dell’associazione, tra cui spese per acquisti online, ristoranti e altre voci non riconducibili alle finalità istituzionali.

Utilizzo improprio dei mezzi dell’associazione

Al centro delle indagini, anche l’utilizzo improprio dei mezzi dell’associazione. In particolare, un furgone dell’Avis sarebbe stato impiegato per oltre 41mila chilometri “per fini esclusivamente personali”, spesso con giustificazioni generiche come “varie sul territorio”. Il costo per carburante e pedaggi è stato stimato in oltre 5mila euro. Quanto all’elemento soggettivo, i giudici parlano di una condotta “caratterizzata dal dolo”, ossia dalla “coscienza e volontà di compiere atti contrari ai propri doveri”.

Il finanziamento dell’Avis provinciale è costituito al 98% dall’Ausl di Bologna

Dal momento che il finanziamento dell’Avis provinciale è costituto al 98% dall’Ausl di Bologna e all’1,5% dai privati, mentre il resto arriva dal 5x1000, Rossi è stato condannato a risarcire 40.382,15 euro all’Azienda sanitaria del capoluogo e 206,03 euro al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (soggetto erogatore del contributo residuale), oltre alle spese di giudizio.

"Ponto a ricorrere in appello”

“Ricorrerò in appello – annuncia Rossi –. Sono diventato il capro espiatorio di una vicenda che perdura tuttora in quella associazione. Nel 2020 mi sono trovato a gestire una situazione complicatissima e, dopo aver riportato l’Avis provinciale a regime, nel 2022 ne sono stato estromesso. E da allora sono cominciati i problemi. La mia non era funzione di rappresentanza, come quelle che in passato avevano generato debiti; bensì operativa. E questo a qualcuno non è andato bene. Perché nessuno si è accorto di nulla per un anno e mezzo? Se avessi voluto occultare qualcosa, di certo non avrei usato bancomat o carta di credito. In questa vicenda il danneggiato sono io, ma non è ancora finita”.

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© il Resto del Carlino