menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Oikos riparte con San Marco: da oggi il gruppo veneto al timone

24 0
11.03.2026

Da sinistra: Pietro Geremia, amministratore delegato di San Marco Group, e il curatore fallimentare Antonio Gaiani

Articolo: Oikos, nuovo futuro con San Marco: “Valorizzeremo azienda e marchio”

Articolo: Oikos venduta all’asta: l’azienda di vernici diventa veneziana. “Salvi i 100 dipendenti”

Articolo: Oikos cerca un nuovo proprietario. L’asta parte da 7,5 milioni

Gatteo-Mare (Forlì-Cesena), 11 marzo 2026 – Si cambia. Ad aprire la sede di Oikos, stamattina, sarà la nuova proprietà: l’azienda di vernici cesenate è ufficialmente passata di mano ai veneti di San Marco Group. Ieri pomeriggio, il rogito dal notaio ha messo la parola fine agli oltre cinque mesi di esercizio provvisorio della ’vecchia’ Oikos, dichiarata fallita dal tribunale di Forlì a settembre del 2025. Ad aggiudicarsi all’asta l’azienda fallita sotto il peso di circa 25 milioni di euro è stato il colosso veneto che, in alcuni settori, risultava competitor diretto di Oikos.

Oikos venduta all’asta: l’azienda di vernici diventa veneziana. “Salvi i 100 dipendenti”

L’acquisizione di San Marco avrebbe di molto superato la base d’asta di 7,5 milioni

L’acquisizione di San Marco – mantenuta riservata dalla nuova proprietà – avrebbe di molto superato la base d’asta fissata a 7,5 milioni, sbaragliando l’altra offerta arrivata alla procedura del curatore Antonio Gaiani. In entrambi i casi, tuttavia, si trattava di offerte di aziende del settore italiane, sebbene nel corso delle scorse settimane fossero arrivate diverse manifestazioni d’interesse anche straniere.

Con l’asta aggiudicata a febbraio, la procedura metteva a gara tre distinti fallimenti tra loro collegati: Oikos con i dipendenti, i beni mobili, le attrezzature e il magazzino; Kreat, azienda che detiene i marchi prodotti da Oikos e quattro dipendenti, e Oikos Invest, la immobiliare che ha la proprietà dei ’muri’, ossia dello stabilimento produttivo e della sede con gli uffici. La settimana scorsa curatore e sindacati avevano sancito l’accordo, che riguardava il passaggio dei dipendenti alla nuova proprietà: 95 per Oikos e quattro per Kreat. Per effetto trascinamento, passeranno a San Marco anche una ventina dì agenti liberi professionisti, che continueranno a occuparsi dei prodotti Oikos.

Solo pochi dipendenti sono usciti volontariamente

Nel corso dei mesi, solo dieci dipendenti hanno deciso di uscire volontariamente dall’impresa, che ha continuato a operare in esercizio provvisorio: nonostante il pignoramento dei conti di settembre del 2025, nel giro di poco Oikos ha ripreso a produrre richiamando in servizio, nel picco, fino all’80% dei dipendenti, mentre per gli altri era attiva la cassa integrazione. Ammortizzatore, tra l’altro, anticipato dalla stessa procedura fallimentare. Nel presente di OIkos, adesso, c’è però il gruppo guidato dall’ad e presidente Pietro Geremia, che nel 2025 ha fatturato oltre 127 milioni di euro (+4% sul 2024).

Oikos si lascia alle spalle i momenti critici

“Questa acquisizione nasce dalla volontà di proteggere l’eccellenza della nostra industria nazionale da chi si limita a ‘fare shopping’ in Italia senza l’intento di preservare l’identità e lo straordinario know-how che da sempre ci contraddistinguono”, ha chiarito fin da subito Geremia, annunciando un progetto industriale “serio, solido e tutto italiano” per l’azienda di Gatteo, che fatturava circa 30 milioni di euro (bilancio 2021). Alle spalle Oikos si lascia quindi i momenti critici dell’ultimo anno e mezzo: i 25 milioni di euro di debiti, 15 dei quali con l’Agenzia delle Entrate, un tentativo andato a vuoto di composizione negoziata della crisi e tre sentenze di fallimento.

© Riproduzione riservata


© il Resto del Carlino