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Strage alla Toyota, chiesto altro tempo per le perizie: “Grande mole di dati da analizzare”

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26.03.2026

Lo stabilimento Toyota di Bargellino

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Bologna, 26 marzo 2026 – Chiesta la proroga di un mese e mezzo per l’incidente probatorio sulla strage alla Toyota di Borgo Panigale: il termine per la super perizia è quindi ora il 15 maggio. L’esame dei periti si svolgerà quindi nell’udienza del 23 giugno.

Gli esami sul sito e sui materiali doveva concludersi entro il primo aprile, ma i periti hanno chiesto più tempo. E il giudice l’ha concesso in ragione della complessità degli accertamenti e delle valutazioni e anche per la mole di atti da analizzare. 

Il 23 ottobre 2024 alle 17.20 nell’esplosione della centrale termo-frigorifera allo stabilimento del Bargellino morirono Fabio Tosi, 34 anni, e Lorenzo Cubello, 37 anni, e altre 11 persone rimasero ferite.

I punti centrali della perizia

Tra i quesiti dell’incidente probatorio si pone anche la questione dell’alluvione di qualche giorno prima, per capire se abbia inciso o meno sull’impianto, e poi va accertato come mai un allarme scattò un’ora e 13 minuti prima del disastro, alle ore 16.07.

I tre esperti, tutti del Politecnico di Torino, ai quali è stato conferito l’incarico per svolgere l’incidente probatorio sono il professor Vittorio Verda, ordinario di Fisica tecnica industriale presso il Dipartimento di Energia, la professoressa Micaela Demichela, ordinaria di Teoria dello sviluppo dei processi chimici presso il Dipartimento di Scienza applicata e Tecnologia, e l’ingegnere Gianfranco Camuncoli, già docente nel master Ingegneria della sicurezza e analisi dei rischi. Anche gli indagati e le parti offese hanno nominato i loro consulenti.

Per l’incidente probatorio dovevano volerci sei mesi (si iniziava il primo ottobre e si terminava il primo aprile 2026, mentre l’esame dei periti era stato fissato il 27 aprile 2026), mentre ora è stato chiesto appunto altro tempo.

Nel maxi quesito si chiede di andare a verificare se c’era corrispondenza tra il progetto e lo stato effettivo del serbatoio al momento dell’incidente, oltre ad accertare se fossero adeguati i dispositivi di sicurezza.

Ma, oltre a ciò, il gip Alberto Ziroldi chiede anche che si verifichi se, e nel caso in che modo, l’alluvione avvenuta quattro giorni prima della tragedia (il 19 ottobre 2024) abbia influito sul verificarsi dell’incidente: in altre parole, sotto esame sono le manovre di ripristino eseguite sull’impianto, "con particolare riferimento alla ri-alimentazione delle termoresistenze".

E, poi, il grande punto interrogativo: perché quel giorno è scattato un allarme alle 16.07, poco più di un’ora prima dello scoppio mortale? Nell’incidente probatorio si dovranno accertare le modalità di funzionamento del sistema di regolazione da remoto Bms e capire "in particolare se questo interessasse anche la partizione relativa al serbatoio-volano termico". Cosa significava quell’allarme? La tragedia si sarebbe potuta evitare? Sarà questo uno dei punti centrali dell’esame che dovranno condurre i periti, anche per comprendere come abbia funzionato il sistema di telecontrollo dell’impianto.

Dodici gli indagati: tra questi, accusati in concorso di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime gravissime e crollo, figurano l’ad Michele Candiani e i suoi predecessori Giorgio Polonio e Ambrogio Bollini, oltre ai professionisti che a vario titolo progettarono, installarono nel 2017 e poisi sono occupati della manutenzione della centrale termo-frigorifera che serviva la palazzina che ospitava gli uffici direzionali dello stabilimento. Quella deflagrata sul magazzino della logistica dove lavoravano le vittime.

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© il Resto del Carlino