Dalle Pampas argentine a Modena. Il bambino che sognava di costruire l’auto più bella
Storia di Horacio Pagani l’imprenditore che a San Cesario realizza le vetture più costose al mondo. Cominciò come operaio alla Lamborghini. "Dovetti imparare il dialetto". L’amicizia con Fangio. .
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Il bambino che sognava l’automobile più bella del mondo non voleva comprarla, non la voleva in regalo sotto l’albero di Natale o nel giorno del compleanno. Voleva progettarla con le proprie mani e la propria fantasia per farla diventare realtà e sentirla ruggire come una leonessa sulla strada. Il bambino diventato ragazzo fece un percorso alla rovescio rispetto agli emigranti italiani che andavano a cercare fortuna in Argentina. Horacio Pagani, classe 1955, sguardo vispo da visionario che pensa in grande, partì da Casilda (Santa Fe), 400 chilometri da Buenos Aires, una cittadina delle pampas, e arrivò in Italia con il suo sogno nella valigia. Era nessuno ed è diventato uno dei grandi dell’auto che oggi progetta e vende dream car in tutto il mondo. Nelle sue vene scorrono sangue e forza italiche. Il bisnonno era infatti originario di Appiano Gentile, alla fine del 1800 si trasferì in Argentina dove a Casilda aprì un forno. Il figlio Pietro e i nipoti Adelmo, Juan Carlos e Mario (padre di Horacio) consolideranno l’impresa familiare, la ’Panadería Pagani’, che all’epoca della nascita di Horacio era la più conosciuta della città. La Pagani auto si aggiunge ai gioielli industriali che già hanno reso la Motor Valley un brand italiano d’eccellenza: Ferrari, Maserati, Lamborghini. Le magnifiche quattro. Le auto di Horacio nascono a San Cesario sul Panaro, in un villaggio industriale circondato da campi coltivati e vigneti. Non sono per tutti. Bisogna avere molti milioni in tasca per sentirle rombare sull’asfalto. Ne vengono prodotti 50 esemplari l’anno e stop. Finiscono negli Stati Uniti, Medio Oriente, Asia, Europa. La clientela viene già selezionata a monte e a parte il portafoglio contano altri criteri, come essere già collezionisti del marchio, celebrità, piloti di Formula uno. Ne possiede un esemplare Lewis Hamilton. Il profilo tipico dell’acquirente è un appassionato che cerca un’esperienza emotiva.
Si tratta di hypercar artigianali di altissimo livello, caratterizzate da un uso estensivo di fibra di carbonio e motori V12 Mercedes-AMG. I modelli simbolo sono, tra gli altri, la Zonda (prima nata nel 1999), la Huayra (2011) e l’ultima realizzata, l’Utopia. Più che automobili sono opere d’arte su quattro ruote, esclusive e in linea con gli altri tre marchi Made in Emilia. Nella classifica dei prezzi le Pagani sono comunque le più costose al mondo. Le più ’economiche’ partono da 2 milioni di euro e, personalizzate fino all’ultimo bullone, possono raggiungere i 15 milioni. La Pagani Utopia Roadster parte da circa 3,1 milioni (tasse escluse), la Huayra Codalunga sfiora i 7, euro più euro meno. La serie Zonda, aggiornata nel tempo è il simbolo dell’azienda di San Cesario. Nel 2018 Horacio l’argentino fece un azzardo che si rivelò anche una furbissima operazione di marketing. Venne prodotta l’ultima Pagani serie Zonda, ossia la HP Barchetta dove HP sta per Horacio Pagani. Ne furono prodotti solo tre esemplari al prezzo di 20 milioni l’uno diventando l’auto di serie più costosa della storia industriale mondiale. Due furono vendute ad altrettanti ricconi mentre la prima uscita è di proprietà personale del sognatore argentino. La Zonda è per pochissimi, si deve desiderare come un gioiello quasi unico al mondo. Alle aste le Zonda storiche moltiplicano i milioni. Horacio Pagani davanti a sé ebbe un idolo che lo guidò nella sua avventura, Juan Manuel Fangio, il pilota italo argentino asso della spregiudicatezza al volante. Pagani sognava le auto veloci pensando a lui. Sbarcato in Italia Horacio cominciò dal nulla. Operaio alla Lamborghini, poi consulente esterno pensava già ad una vettura tutta sua col nome del mito, la Fangio 1 che poi divenne Zonda. Un passo alla volta nel 1988 fondò la Pagani Composite Research, e di lì a poco la Zonda comparve nei primi disegni. Nel 1991 Pagani diede vita alla Modena Design, che diventò fornitrice di aziende di auto sportive come Dallara, Ferrari, Berman, Lange e Renault. Nel 1992 arrivò il primo prototipo Zonda, nome scelto da Fangio stesso, preso in prestito da un vento che soffia secco e impetuoso nelle pampas argentine. Passione e talento dell’Hombre Pagani spuntarono fin dall’adolescenza. A 14 anni insieme all’amico Gustavo Marani costruì due mini moto e un anno più tardi, prima di terminare la scuola superiore, un veicolo a quattro ruote partendo da un kit di carrozzeria in plastica rinforzata offerto da un’azienda di Mar del Plata. In una intervista sul canale You tube Motor Valley Horacio Pagani si racconta. "Fin da ragazzino anche senza i mezzi di comunicazione di oggi in Argentina a 14 mila chilometri di distanza arrivavano le notizie di Modena terra di motori che possiede energia e magnetismo. E io pensavo: prima o poi andrò a Modena a costruire una macchina tutta per me".
Così nel 1983 salì su un aereo e atterrò in Emilia Romagna entrando alla Lamborghini come operaio di terzo livello. "Non furono tempi facili, ma ho sempre messo in conto le difficoltà nella vita. Io avevo una gran voglia di lavorare e di imparare così mi impegnai nella ricerca dei materiali innovativi. In fabbrica si esprimevano tutti in dialetto e anche se non lo parlavo dovetti comunque imparare a comprenderlo".
Oggi la Pagani è un’azienda che insieme alle altre della Motor Valley rappresenta la seconda bandiera italiana nel mondo. Più che una fabbrica è un atelier di alta moda sartoriale che invece di abiti produce super car.
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