Matteo Lee dopo Masterchef: “Cucinare mi aiuta a capire la gente”
Bologna, 17 febbraio 2026 – Ammette che la sua vita è molto cambiata e afferma di non aver mai pensato alla parola hikikomori utilizzata dalla stampa per descrivere il suo stile di vita casalingo e riservato, scelto alla fine del liceo scientifico. Matteo Lee, bolognese, 28 anni (vero nome Lee Chock Yun), studi al Galvani, genitori di Hong Kong e Shandong che hanno avuto in passato una rosticceria, è stato uno dei partecipanti più intriganti di MasterChef Italia, lo show Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy, tutti i giovedì su Sky, e dopo aver corso veloce, impressionato a più riprese Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, giovedì scorso ‘è uscito dal gruppo’: il suo piatto Zostera esplosiva (zostera saltata con salsiccia di mare, radice di alga, pelle di murena fritta e bottarga grattata) non ha conquistato il palato dei giudici e ha dovuto slacciare per sempre il suo grembiule bianco. Ha fatto ritorno nella sua Bolognina, alla vita di tutti i giorni, ma con una marcia in più – soprattutto a proposito del suo cucinare – quella che cercava a MasterChef.
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Matteo Lee, come le ha cambiato la vita MasterChef?
"La mia vita è molto cambiata, mi sono messo in gioco, ho conosciuto tanti nuovi compagni e anche la mia consapevolezza per la cucina è aumentata. Sono migliorato tanto anche come persona".
L’hanno definita ‘hikikomori’, che ne pensa?
"Non ho mai usato quella parola, per me stare in casa non ha mai avuto un aspetto negativo perché mi piace. Poi lo scorso dicembre ho deciso di uscire e mettermi in gioco".
Che tipo di visibilità cercava?
"Non mi sono iscritto per trovare un lavoro, ho avuto anche delle richieste cui non ho ancora risposto, tra l’altro. Volevo mettermi alla prova e far assaggiare i miei piatti e capire un po’ quali erano le mie abilità in cucina. Per me la cucina è sempre stata un modo per viaggiare, sperimentare, giocare, ho sempre cucinato perché mi piace proprio provare piatti di tanti posti diversi e anche migliorare quelli che già faccio. Se la prima volta una ricetta mi viene molto bene, mi piace riprovare".
Lei è cresciuto tra wok e profumi cinesi, nella rosticceria dei suoi genitori. Questo l’ha influenzata?
"Certo, ma in casa la cucina cinese la fa mia mamma. Quando dieci anni fa ho iniziato a stare a casa ho cominciato a interessarmi alle cucine del mondo: italiana, giapponese, mediorientale, libanese, turca, greca, messicana. Ma non solo le ricette: io guardo video delle persone di un dato posto mentre mangiano, come vivono, perché questo mi aiuta a capire come usano i loro ingredienti, quali sono i sapori che vogliono, come usano le spezie, come amano impiattarlo, qual è la consistenza che vogliono per un dato alimento e il loro modo di mangiarlo insieme. Guardo vari video di una ricetta: mi viene in mente il ragù bolognese che è la mia ricetta bolognese del cuore, ognuno lo fa a modo suo".
Qual è il suo piatto cinese del cuore?
"Dei ravioli che chiamiamo wonton. Da piccolo mi piacevano perché permetteva di sperimentare un po’ coi gusti a seconda di come li condivi".
Cosa mangerete per il Capodanno cinese?
"Mia mamma farà i ravioli cinesi, tipo shao mai, al vapore, ripieni di carne e verdure e dentro cinque pezzi metterà un gheriglio di noce. Chi trova il gheriglio avrà tanta fortuna. Poi ci sarà l’hot pot, la pentola con la zuppa: ogni commensale ha un ingrediente che può decidere di cuocere e mangiare con la salsa che ha preparato".
