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No alle aste e timori per il futuro. I bagnini scendono in piazza: "Così rischiamo lavoro e imprese"

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19.03.2026

Cartelli e cori davanti a Montecitorio durante la protesta del neonato movimento dei bagnini

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Si definiscono ‘bagnini incazzati uniti’, e sono arrivati fin davanti a Montecitorio con striscioni inequivocabili, water e carta igienica, per dire no alle aste per il rinnovo delle aste. La manifestazione si è tenuta lunedì scorso, con oltre 200 partecipanti provenienti da tutto il Paese. "Non è finita qui" dicono i bagnini riminesi aderenti al neonato movimento, "domani andremo a San Benedetto. Le nostre iniziative non si fermano". I ‘bagnini incazzati’ riminesi arrivati a Roma lunedì, erano una dozzina provenienti da tutta la costa provinciale. Sono operatori che si dicono profondamente insoddisfatti da quanto fatto, non solo dal governo, ma anche dai sindacati di riferimento, la cui azione viene vista come troppo morbida nei confronti dell’esecutivo. Così alzano la voce, escono dai canali consueti della protesta sindacale e fanno rumore. Ne hanno fatto tanto lunedì, gridando ‘Giorgia, dove ti sei nascosta?” e mostrando struscioni inequivocabili con su scritto ‘No Bolkestein’ ed anche ‘Siete dei lazzaroni’. Prima di arrivare davanti a Montecitorio, i balneari si sono riuniti sotto la sede di Confcommercio, in aperto scontro con la linea del Sib, il sindacato dei balneari di Confcommercio. "Ma nessuno è sceso per incontrarci" lamentano i bagnini ‘incazzati’ riminesi. Poi la protesta davanti al cuore politico della nazione non prima che le forze dell’ordine chiedessero i documenti ai partecipanti per le verifiche del caso visto che non sarebbe stata chiesta l’autorizzazione per un corteo nelle vie di Roma.

Dove possano arrivare il movimento è difficile dirlo. Ora che i bandi si stanno avvicinando e la tensione cresce, aumentano le voci che vorrebbero cambiare le carte in tavola all’ultimo momento. Le principali sigle sindacali del comparto balneare ormai vedono le aste come una realtà che molto difficilmente potrà essere fermata. I bagnini ‘incazzati’, invece, sperano si possano ancora scongiurare. Questo perché nella loro protesta sono convinti che le concessioni balneari non siano quantificabili come servizi, e dunque non rientrerebbero nell’ambito della direttiva, credono che in Italia non ci sia scarsità della risorsa spiaggia, dunque non c’è necessità di fare i rinnovi (vecchio cavallo di battaglia della Lega), ed infine ritengono che una recente sentenza della Corte di giustizia europea del giugno 2025, escluderebbe le concessioni balneari dall’applicazione della direttiva.

Mentre la giurisprudenza, i Comuni, ed anche i sindacati vanno nella direzione dei bandi e di come gestirli, il neonato movimento vuole fermare la rivoluzione delle aste. "Come faccio a competere con grandi società, gruppi finanziari ed anche alberghi che vogliono prendere la spiaggia? Guardate cosa è accaduto a Jesolo. Cosa faremo tra un anno senza lavoro?" dice un bagnino ‘incazzato’ di Riccione. Per questo gruppo i rinnovi non li chiede l’Europa, "ma sono interessi economici molto forti a spingere in questa direzione".

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© il Resto del Carlino