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L’idea di don Fabrizio Ricci: "Benedizioni pasquali, ce la faccio grazie a una squadra di aiutanti"

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03.03.2026

Don Fabrizio Ricci, parroco dell’Osservanza e di San Giovanni Bono (foto Luca Ravaglia)

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Non esistono nella diocesi di Cesena-Sarsina linee guida per le parrocchie e neppure per le unità parrocchiali che le associano in piccoli gruppi, per quel che concerne le benedizioni pasquali, iniziate quasi dovunque dopo l’Epifania. C’è chi addirittura le distribuisce lungo tutto l’anno, quindi anche dopo Pasqua, e chi in passato, in difficoltà ad eseguirle, le rese biennali, ma a prezzo di proteste dei parrocchiani. Per don Fabrizio Ricci, parroco dell’Osservanza e di San Giovanni Bono, l’imperativo categorico è quello di esaurirle prima della festività della Resurrezione di Cristo. Ma il parroco non ha preti aiutanti, insegna Religione all’Ite Serra, guida le convivenze dei ragazzi nell’oratorio, con le stanze dei frati di un tempo, fa catechesi ai bambini e agli adulti, e non ha il dono dell’ubiquità.

Come si è attrezzato per le benedizioni don Ricci?

"Ho creato una squadra, chiedendo aiuto al diacono e ad alcuni ministri straordinari della Comunione sia per le chiese dell’Osservanza che per San Giovanni Bono, che formano unica parrocchia, e in questo modo abbiamo stilato un programma che ci permetterà di completare l’opera delle migliaia di famiglie visitate entro la Settimana Santa".

Come reagiscono le famiglie alla visita di una persona che può non essere il prete, sino a qualche anno fa un evento inimmaginabile?

"Abbiamo cercato di far comprendere che la benedizione vale per quello che è: l’aspersione dell’acqua santa dentro la casa e la preghiera comune, e se non può farla il sacerdote ha lo stesso valore se spetta a un suo collaboratore, che agisce per conto della comunità stessa, della quale fanno parte i residenti visitati. È la corresponsbailità".

Ci sono resistenze rispetto a questo modello di benedizione?

"No, ma qualche caso di, per così dire, sessismo purtroppo si è verificato, quando alcuni si sono visti arrivare in casa le ministre straordinarie donne e hanno storto il naso; quindi ho chiesto ai parrocchiani che ci sia una crescita anche in questo senso".

A frequentare le liturgie domenicali è una sempre più ristretta percentuale di fedeli. C’è chi non apre la porta alla benedizione pasquale?

"No, troviamo molta ospitalità e accoglienza anche tra coloro che non sono praticanti e comunque mai preconcetta ostilità; in generale chi viene informato dell’orario di visita e non può accogliere ci telefona per fissare un altro appuntamento".

Ciascun parroco si organizza per le benedizioni autonomamente, in base anche alle forze disponibili?

"Da non poco tempo non esistono linee guida per quel che concerne benedizioni, funerali e altre pratiche e ogni sacerdote a capo della parrocchia ha autonomia nella scelta su come agire".

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© il Resto del Carlino