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Virtus, adesso il gruppo non ha più alibi. E aspetta con fiducia il ritorno di Pajola

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30.03.2026

Alessandro Pajola, 26 anni, è stato operato al ginocchio il 5 febbraio (Ciamillo)

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Non c’è tempo per rifiatare. E nemmeno per pensare al recente passato. Domani si torna in campo e, anche se l’Eurolega non significa più nulla, la Virtus ha il dovere di onorare le ultime gare fino alla fine. Oltre all’onore, però, in ballo c’è di più. L’esonero di Dusko Ivanovic – l’allenatore campione d’Italia è stato sollevato dall’incarico da primo in classifica – non può passare inosservato.

Il club ha scelto la linea dei giocatori (non solo di Carsen Edwards) è chiaro che, ora, si aspetti una svolta. Una reazione. Un anno fa, di questi tempi, dopo un paio di figuracce (ben più pesanti di quelle recenti tra Sofia, Reggio Emilia e Milano), Dusko chiese la testa di Grazulis e Tucker (dopo aver rilasciato Visconti) e fu accontentato. Forse pensava di aver accumulato lo stesso credito per Carsen. Ma il problema era più ampio. "In Virtus non ci sono problemi, ci sono soluzioni", aveva sentenziato il Sergente di Ferro non più tardi di due settimane fa, qualche minuto dopo aver cancellato Milano, nonostante l’assenza dei playmaker.

Una frase, quella di Dusko, che se fosse stata pronunciata da Josè Mourinho o Julio Velasco sarebbe entrata di diritto nell’immaginario collettivo, come il celebre "Zeru tituli". Ora è chiaro che Dusko non era il (solo) problema, ma il suo esonero è stata la soluzione. Dusko non era il solo problema, all’Arcoveggio, perché dopo l’ingresso trionfale, nel dopo Banchi, i ritmi e la durezza in palestra avevano finito per logorare i presenti. Ecco perché il problema (per Dusko e la Virtus) non era confinato a Edwards. Ma toccava pure Alston Junior, Morgan e Smailagic. Senza dimenticare le cazziate, più che evidenti, a Diouf e Niang, in questo caso incassate con un mezzo sorriso.

La squadra non remava contro – precisazione importante –, ma non riusciva a seguirlo. Statistiche e curriculum alla mano, Ivanovic ha sempre fatto più fatica nella seconda stagione ma, appunto, non si possono fare processi a Dusko, perché ha vinto tanto, ovunque, e perché questo è sempre stato il suo marchio di fabbrica. Lavoro e disciplina, disciplina e lavoro, in aggiunta alla conoscenza della materia.

E alla fine, si è arrivata all’esonero. La ‘rimozione’ di Dusko non è un ‘libera tutti’, perché l’obiettivo resta sempre lo scudetto. Sono finiti gli alibi e Paolo Ronci vigilerà sul campo. Anche se il direttore generale ha la massima fiducia sulle capacità di Nenad Jakovljević. A dispetto della giovane età (Obradovic e Messina a 37 anni, avevano già scritto pagine di storia) Nenad è cresciuto sotto i migliori esempio. Banchi e Ivanovic ultimamente, ma pure Pesic. E non avrà bisogno di una balia.

Semmai sono i giocatori, ora, a dover prestare attenzione. Non saranno tollerate bizze. E senza sapere come finirà il campionato, l’esonero di Ivanovic qualcosa pare averlo già ottenuto. I freni sulla firma del rinnovo di Diouf (e non sono il suo) sembrano essere saltati. Il futuro è adesso. Domani Parigi, venerdì Valencia e domenica Venezia. Se sarà una Pasqua di resurrezione, per la V nera, lo scopriremo presto. Intanto capitan Pajola ha ripreso ad allenarsi, almeno individualmente. E quanto valga la presenza di Pajola, lo si è capito in questi due mesi, dalla Coppa Italia (anche prima) in poi. Senza il capitano, la difesa, il feeling con Morgan, la capacità di mettere in ritmo i compagni e sacrificarsi per gli altri, la Virtus non s’è persa. Ma un po’ smarrita sì. E per tornare a correre, oltre all’impatto di Nenad (successo a Milano da head coach nell’interregno tra Banchi e Ivanovic), serve un capitano vero. Capitan Pajola.

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