Una vita per il rossoblù. Il Bologna e Lucio, una storia d’amore oltre il campo da calcio
Il club sarà tra i protagonisti della serata all’Arena del Sole. Dalla è stato un grande fedele ed è co-autore dell’inno della squadra.
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Lucio Dalla, il pallone, il calcio e il Bologna. Vero che Lucio si considerava un grandissimo playmaker – "mi ha fregato solo l’altezza", diceva irridendo anche la sua statura –, ma al Dall’Ara Lucio era di casa. Perché la passione per i colori rossoblù – aveva visto anche l’ultimo scudetto firmato dai gol di Harald Nielsen e Romano Fogli – lo rendeva ancora più unito a quell’amico che rispondeva al nome di Gianni Morandi.
Lucio al Dall’Ara al fianco di Luca Carboni. E Lucio insieme con Andrea Mingardi. La mente non può che andare all’inno, "Le tue ali Bologna", che i quattro hanno cominciato a cantare nella seconda metà degli anni Ottanta ed è diventato uno dei brani che portano i tifosi a identificarsi nei colori rossoblù.
Lucio che va allo stadio e parla con i protagonisti di un tempo, da Marino Perani a Giacomino Bulgarelli. Lucio che ha un posto nella tribuna del Dall’Ara. Attenzione, però, perché stiamo parlando di un artista speciale e di un uomo tutto d’un pezzo. Lucio non accetterebbe mai l’idea di seguire la squadra del cuore con un biglietto o un abbonamento omaggio. E allora, fino a quando è rimasto in vita, ogni anno Lucio con il sodale manager Tobia Righi hanno continuato a rinnovare la tessera.
E anche adesso che Lucio non c’è più – anche se le tracce della sua arte e del suo talento sono un po’ ovunque in città – Tobia Righi, che ha passato i novanta, continua a tener fede alla promessa che si era scambiato con Dalla. Ogni anno Tobia acquista due abbonamenti: uno per lui e uno per Lucio.
Ci sono anche le immagini, subito dopo la scomparsa dell’artista, che ritraggono l’allora capitano rossoblù, Marco Di Vaio e il patron di quegli anni, Albano Guaraldi, tributare l’omaggio a quella poltroncina che, per tutti, resta il posto riservato per Lucio Dalla.
Lucio Dalla ci ha lasciato nell’ormai lontano 2012, ma la sua voce, le sue note, il suo estro, continuano a far parte dell’iconografia ufficiale del Dall’Ara. Gli altoparlanti dello stadio ripetono all’infinito alcune sue canzoni e "L’anno che verrà" è diventato parte integrante della stagione rossoblù e ha accompagnato tutta la grande rincorsa del club di Joey Saputo all’olimpo del calcio italiano ed europeo, dalla qualificazione in Champions fino alla vittoria della Coppa Italia.
Così integrante e soprattutto intrigante, questo ‘inno’ che suona dopo ogni vittoria rossoblù, che anche i giocatori ormai l’hanno imparato a memoria. Passi che lo conosca a memoria Lorenzo De Silvestri, il sindaco rossoblù per antonomasia, ma che anche gli argentini come Santiago Castro si lascino trascinare...
Il legame del Bologna con Lucio Dalla è cosi stretto che questa sera all’Arena del Sole, per la serata ’Liberi’, ci sarà anche una delegazione del club.
Bologna, Lucio e il Dall’Ara. E verrebbe da aggiungere, come si spiegava all’inizio, anche la pallacanestro, perché Lucio, a dispetto della statura non eccezionale, aveva veramente giocato a pallacanestro, nelle fila dell’Acli Labor, allenato da un tecnico di spessore e temperamento qual era Beppe Lamberti. Così bravo e sufficientemente abili nelle parole, Lucio, da aver fatto credere a tutti di aver indossato anche la maglia della Virtus, l’altra squadra del cuore, ai tempi delle giovanili. Una foto di Lucio, in maglia Granarolo Felsinea, ha fatto il giro del mondo grazie a un servizio voluto da i "Giganti del Basket". Nell’anno 1983, qualche mese prima che la Virtus conquistasse uno degli scudetti più amati (quello della stella), Lucio si trovò al fianco di Alberto Bucci, che di quella V nera era l’allenatore e Augusto Binelli, il giovane promettente.
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