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Basile e quell’esonero di Ivanovic: "Il Barça in difficoltà come la Virtus"

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12.04.2026

Gianluca Basile, 51 anni, ha vinto con Fortitudo, Barcellona e Italia (Ciamillo)

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Le cinque sconfitte in altrettante uscite, pesano sul capo di Nenad Jakovljevic, che la Virtus ha scelto come capo allenatore dopo l’esonero di Dusko Ivanovic. Nelle intenzioni del club, che crede molto nel giovane, Nenad sarà il tecnico anche della prossima stagione. Ma è chiaro che questa promozione non programmata, sposta sia le pressioni sia le aspettative.

In sostanza, confermando la fiducia in Jakovljevic – che non ha mai avuto Pajola e quasi mai Vildoza – la Virtus si aspetta anche un’inversione di tendenza. E un assist al coach arriva in modo trasversale da chi ha conosciuto Ivanovic e i suoi metodi. Ma ha costruito la sua storia in Fortitudo, Gianluca Basile.

"Ho avuto Ivanovic a Barcellona – racconta Basile –. Tecnico preparato ed esigente. Che chiede molto in palestra e in campo. Ai tempi del Barça venne esonerato. Non era una mancanza di risultati veri e propri. Ma a Barcellona, l’idea di restare dietro il Real, non era un principio gradito. E Dusko, per questo, fu esonerato".

Esonerato Ivanovic – il giemme di quel Barcellona era Zoran Savic – e lanciato Xavier Pascual che, in quel 2008, era uno degli assistenti (nemmeno il vice) e aveva 36 anni. Esonero e scossa?

"In realtà – spiega Basile – impiegammo un po’ prima di riprenderci. Dusko è un allenatore che pretende il massimo, ti entra dentro, quasi nell’anima. E, anziché la scossa, ci fu un momento quasi di rilassamento inconscio. Perché eravamo provati".

Una teoria che, Basile, dall’alto della sua esperienza, vede simile anche per la Virtus.

"E’ chiaro che si tratta di periodi differenti – sottolinea l’azzurro –. Anche perché parliamo di quasi vent’anni fa. E forse, sottolineo forse, Dusko s’è un po’ ammorbidito nei modi. Ma credo che la Virtus abbia tutte le possibilità per rialzarsi. Non in Eurolega, per forza di cose. Ma quello era un cammino già compromesso prima, tanto per la Virtus, quanto per Milano. Ma penso che la squadra possa riprendersi".

Chiaro che la ripresa, eventuale, passa anche dal rientro in campo dei registi di ruolo. Senza Pajola e Vildoza, non è un segreto per nessuno, la Virtus fatica. Perché è costretta a chiedere compiti diversi a Edwards e Morgan. E soprattutto Carsen, dopo un inizio (da play di fortuna) incoraggiante (l’ultima vittoria bianconera, il 15 marzo, contro Milano), ha finito per perdersi. Iniziando a litigare con il canestro (e con gli arbitri, ma questo è un altro discorso) e vedendo ridurre ai minimi termini non solo la sua produttività, ma pure la sua efficacia.

La Virtus per rialzarsi ha bisogno dei punti di Carsen. E Carsen per segnare ha bisogno di un vero playmaker al fianco. Dos Santos è arrivato per questo. Poi, vedremo, se l’esperienza di Basile al Barça, avrà un clone all’ombra delle Due Torri. "Dopo un periodo di smarrimento – dice – ricominciammo a vincere".

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