Rapinato tre anni fa: "In zona stazione è il caos"
Il 42enne venne aggredito davanti al ristorante cinese in cui lavora da anni Un tunisino di 22 anni è imputato
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"Davanti alla stazione ferroviaria c’è troppo caos: gente che spaccia, che mangia e butta rifiuti per terra, che bivacca. La zona non è sicura". Dice di abitare a Reggio "da 14 anni", Mingwang Zheng, 42enne che lavora nel ristorante cinese in piazzale Marconi: lui stesso, una sera di tre anni fa, subì una pesante aggressione davanti al locale "da parte di un gruppo di giovani". Il 42enne ieri era in tribunale perché doveva essere sentito come testimone nel processo con rito ordinario sull’episodio in cui figura come parte offesa: davanti al collegio dei giudici presieduto da Cristina Beretti, a latere Giovanni Ghini e Michela Caputo, sfila come imputato un tunisino di 22 anni, a piede libero, chiamato a rispondere di una rapina commessa il 29 aprile 2023, aggravata dall’aver agito in più persone. La sua audizione ieri è stata rinviata per permettere di acquisire il book fotografico che lo riguarda e che in passato fu sottoposto alla persona offesa per il riconoscimento. Zheng, da noi interpellato, ha rievocato quanto subì nella sera del 29 aprile 2023, alle 20.30, in piazzale Marconi: "Quattro ragazzi stranieri mi presero a calci e pugni davanti al ristorante cinese dove lavoro, poi mi rubarono il cellulare che tenevo in tasca e che scivolò a terra. Ero da solo e caddi sull’asfalto. Un mio collega diede l’allarme e andai al pronto soccorso: rimasi ferito al collo del piede ed ebbi conseguenze per un mese". Il 42enne racconta di aver notato a stretto giro il gruppetto di nuovo sul posto dove lui era stato aggredito: "Il giorno dopo erano sempre lì, così chiamai i carabinieri. Tra lo loro c’era anche un minorenne". Tre anni dopo, Zheng, che vive quotidianamente, come tanti altri residenti e attività, la difficile situazione del quartiere, fa un’amara considerazione: "Da allora – si sfoga – non è cambiato nulla. Ci sono sempre gruppetti che se ne stanno lì". L’imputato è difeso dall’avvocato Valbona Shakaj. Ieri è stato sentito come testimone un carabiniere del nucleo radiomobile che ha ricostruito l’indagine. Risponendo al pm Denise Panoutsopoupos, ha riferito che la parte offesa li chiamò il giorno dopo l’aggressione perché aveva riconosciuto uno dei presunti responsabili: i carabinieri arrestarono un ragazzo allora minorenne, che poi il 42enne ferito identificò tra i suoi aggressori. A un altro si risalì tramite un negoziante di alimentari che assistette alla rapina e che indicò il gruppo come abituato a stazionare sotto i portici: quest’indagato nel frattempo è venuto a mancare. L’imputato fu riconosciuto sia dal negoziante sia dalla parte offesa nelle foto a loro mostrate in caserma. Ieri si sarebbe dovuto sentire anche il titolare dell’attività di alimentari ma non si è presentato: il collegio ha disposto l’accompagnamento coattivo per la prossima udienza in luglio, quando sarà raccolta anche la testimonianza della parte offesa. La difesa, interpellata, fa sapere: "Ancora non è stato accertata la responsabilità dell’imputato: occorre prima interrogare la vittima. Il nostro assistito continua a professarsi innocente".
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